Come facte me seti avare, porte,
che già a un sol cenno vi facevi aprire;
hor fingeti il mio pianto non udire,
che mover doveria un legno asai forte.
E voi finestre, che al mio male acorte
un tempo fusti, hor più non veggio uscire
de vui quel sol che mi solea nutrire,
onde, cieco, ne vo desiando morte.
Ma certo de vui a torto mi lamento,
ché vui voresti pur darmi socorso
e veggiovi pietose al mio tormento.
Ma costei, che non donna, anzi è un fier orso,
vi serra con più furia asai cha 'l vento,
e per dispecto mio ve tiene il morso.