O volubil Fortuna, empia e fallace,
che 'l cieco mondo col tuo corso inganni,
o pianeti concordi nei mei danni,
nemici d'ogni mia tranquilla pace,
o fier destin, crudele e pertinace,
darai mai fine a questi longhi affanni?
Tu sai che, da' mei primi e teneri anni,
sin qui vissuto son come a te piace.
O stolto me che d'altri mi lamento!
Io stesso fui cagion del mal ch'io porto:
tardi m'acorgo, e tardi me ne pento.
L'occhio a l'antiveder fo poco acorto:
ché un bon nochier non dê mettersi al vento,
se pria non vede di tornare in porto.