Quel che più volte già tu me negasti, più non lo pòi negar, ché sei scoperto, né trovar scusa che te vaglia e basti. Hormai mio tristo core è facto certo
di cotal dubio: onde mi sforza il sdegno mostrare in carthe il mio dolore aperto, sol per sfogare l'animo che è pregno de ira, de rabia, e di crudel veneno,
vedendo in male oprar fermo tuo ingegno. Io vorrei pur tacere e poner freno a la lingua, ma il cor “Scrivi!” me dice, che per soperchio affanno ognhor vien meno.
Qual più di me scontenta? o più infelice? Quale è più piena de miserie e affanni, ché mai non ebbi una hora pur felice? Tu sai, crudel, che fin da' mei primi anni
teco me gionsi, ove io son vissa sempre in pianti, in gridi per tue fraude e inganni. E de hora in hora par che se distempre il nostro amor, né mai muti costume:
pur seria tempo hormai de cangiar tempre. Mùtassi con il tempo ciascun fiume, venir vediam doppo il matin la sera, hor sole, hor luna a nui concede il lume;
hor verno, hor state regna, hor primavera, hora l'auton che i campi e gli arbor' spoglia, e col tempo se humilia ogni aspra fiera. E tu pur sempre in l'ostinata voglia
saldo ti stai, di me scordato al tutto, e a te cresce il piacere, e a me la doglia. Per questo non fia mai mio viso asciutto, ma piangerò sin che a me il pianto avanza,
poiché de l'arbor mio coglio tal frutto. Perfido, è questa l'alta mia speranza che in te avea posta? Ove è la fideltade che servar me dovevi? E la constanza?
Lassa, ché questa mia matura etade rechiede pace, e star conviemme in guerra e in servitù tornar de libertade. Che stolto è ben chi crede avere in terra
riposo mai, ché ogni dì muta stile Fortuna, che al ben fare i passi serra. Almen seguesti una anima gentile degna di laude e qualche bella impresa,
ma tu sei perso in una cosa vile, ch'io non serrei di sdegno tanto acesa. E più mi dol che in casa e a la presenza mi sta costei, de cui tua mente è presa.
Hor chi potrebbe mai in patïenza portare un tanto oltraggio e tal dispetto? Chi non perderia i sensi e la prudenza? Perhò s'io bagno lacrimando il letto,
se giorno e nocte non riposo mai, se fuor dimostro appassionato aspetto, pensi chi se ritrova in simil guai, s'io ne ho iusta cagion, ch'io non so come
in tante angustie non sia morta hormai. Ma se non cerchi de levar tal some dagli humer' mei, tu me vedrai di corto mutar pensier' sicome io muto chiome.
E son disposta vendicar tal torto, ché a chi rompe la fe', romper si vòle: questo fia mio rimedio e sol conforto. Né me vender lusinghe e tue parole,
ch'io non te credo più, falso e sleale! Io farò quel che far iustitia sòle: che 'l ben premia col bene e il mal col male.
Cookies on Poetry Cove