Tu tenisti un mio vil animaletto,
crudel, nel gremio tuo felice e santo,
et io che già per te quatr'ani ho pianto,
non fui ancor mai a tanta grazia elletto.
Como, ingrata, sai ben farmi dispetto,
ché, vedendo che un can si può dar vanto
di quel che non pos'io in tempo tanto,
pensa se di dolor si strugie el petto.
Non ti bastava, ahimè, s'io era tuo servo,
senza farmi subietto a un animale
che, per aver tu toco, ognora servo.
Ché, ancorché fusti a me cruda e sliale,
col cor ognor più indomito e protervo,
pur servir una dona era men male.