Come legno che in mar per fortuna erra,
fuggendo andiam l'insidïosa peste
cagion di tante e sì gravi tempeste,
e quel che l'alvo tuo, Lucretia, serra:
ché, al suo nascere, e fame e peste e guerra
et altre cose al mondo aspre e moleste,
sbandite fien lagiù tra l'ombre meste,
né appareran mentre costui fia in terra.
Spenger questa empia il tuo immaturo pondo
pensa, stancando te; ma non si muta
quel che ordinato è nel celeste choro.
Non men di te che de l'antica il mondo
parlarà: ché se fu per lei renduta
la libertà, per te fia il secul d'oro.