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1463–1537

423

Antonio Tebaldeo

Non sì bel mai del letto il sol levosse quando è più il ciel seren, né mai l'aurora, come veggio uscir voi, cara Leonora, dopo l'aspre di febre e gran percosse.

Più bianchi i zigli e più le rose rosse son de che il viso vostro si colora, più terso il crin, né credo mai che ancora sì sfavillante il dolce lume fosse.

Onde chiaro è che sete opra perfetta, come lo or che al martel più bel diviene e più fin quanto in foco più se getta. Io che Amor in passion continua tiene,

perché materia son bassa e imperfetta, mostro al color le mie gravose pene.

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