Se svèlto t'ha del tuo terren natio
Cesare, né ti vòl dentro al suo regno,
arbor gentil, che del celeste sdegno
sicur verdeggi e del verno aspro e rio,
cagion non giusta il spinge al parer mio.
Se, quanto in l'arme più soa forza e ingegno
opra, men fassi di toe fronde degno,
non te, ma incolpi il suo destin restio.
Cieco, chi cerca a un nume esser molesto!
Chi contra il lauro, contra il sol si move:
devria bastarli d'aver Marte infesto.
Ma giunger non potevi in loco dove
fosse più in pregio il tuo bel ramo honesto:
ché hoggi vittoria non s'anida altrove.