Non vedi, oimè, crudel, con che fatica
questa scorza mortale arsa sustento?
Non vedi come ne l'andar son lento,
come la lingua nel parlar se intrica?
Non vedi come de mia effigie antica
non c'è più segno, e il color vivo spento?
e che fiumi de gli occhi esce? e che vento
del pecto, che in martyr' sol si nutrica?
Che fuggi? Disequale a te non sono:
in me è gran fede, se in te è gran beltate,
non ebbi io da le stelle minor dono.
Almen non tante, una sol crudeltate!
Purché presto me occidi, io te perdono
i sdegni, il stratio e le ingiurie passate.