Non creder, Signor mio, se te fia scritto
che il mal con che tu mi lasciasti in corte
abbia le membra mie robuste morte,
ma l'essermi il venir teco interditto.
Il fiero sdegno e l'acerbo despitto
che il mal debil trovaro il fecer forte.
Se spento sotto te m'avesse Morte,
era di me mille e mille anni ditto.
Come desdice ad huom chiaro in battaglia
su le piume finir il vital corso,
così a dextrier famoso in su la paglia.
Serba in memoria mia la sella e il morso;
e se a te non mi giova, almen mi vaglia
aver dato al tuo sol più volte il dorso.