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1463–1537

385

Antonio Tebaldeo

Quanto diverso, oimè, dal chiaro santo che l'alato caval trovò col piede, fonte hor da un tuo dextrier fatto si vede: quel ha dolci acque, questo amaro pianto.

Per lui, perduto avem quel da te tanto amato di beltà raro e di fede, che al suo acerbo partir al mondo diede lamento e doglia, al ciel letitia e canto.

Ma incolpa te, ché quella ardente etade non ben veder quel che convegna sòle: dovevi al furor suo chiuder le strade. Non hai tu inteso che chi regger vòle

i cavalli del sole a la fin cade: tu sei, per luce e per insegna, un sole.

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