Questo sasso ti do, non già a la fede
coperchio, che maggior pietra vorebbe,
ma al corpo tuo che a pena un palmo excede,
Borgetto, al cui morir viver me increbbe.
Ben simil fusti a chi il nome te diede:
né tu par can, né Borgia huomo par hebbe.
Ucise il venen lui come si crede,
te il ferro, onde arrossir Marte devrebbe.
Almen fosse immortal di te l'interno,
ché anchor ti rivedrei; non più riceve
cani quel regno lucido e superno.
Qui posarai sin che la spoglia greve
depono, ch'io ti voglio al sonno eterno
compagno come io t'ebbi al sonno breve.