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1463–1537

361

Antonio Tebaldeo

Non expettate più versi né rima, se alcuno al canto mio sòl star attento. Più non mi scalda Amor, quel foco è spento, tornato son al stato mio de prima.

Amor fa presto, Amore inalza e lima ogni ruvido ingegno, basso e lento: ei fu l'operatore, io l'instrumento, conoscolo da lui s'alcun me stima.

Simile a quella fui, che dentro al petto riceve Apollo, che partito il nume riede in sé stessa, né sa che abbia detto. Poscia che mi mancò quel divin lume,

sì confuso restai che spesso ho letto come opera d'altrui il mio volume.

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