Skip to content
1463–1537

355

Antonio Tebaldeo

A che sì il timor mio vi anoia e spiace? E tanta ira vi adduce e tanto sdegno? Deh! se ei mi rode come tarlo legno, fate che almen con voi, donna, abbia pace.

Nacque d'amor paura et è seguace di qualunque intra in l'amoroso regno. Caro esser vi dovrebbe un simil segno, ché a conoscer che un ami è il più verace.

Il dirmi ch'io non tema è un dir: “Disama!” Non posso! Né tal voglia in te cadria, ché human non è chi amato esser non brama. E quel che fa maggior la pena mia

è ch'io veggio che il cor vostro non ama, riprendendo nel mio la gelosia.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
355 · Antonio Tebaldeo · Poetry Cove