Gran periglio fu il tuo, degno ch'io il scriva
quando in carta da te costei fu accolta,
ché non so come non ti fosse tolta
ai vivi raggi la virtù visiva.
So che Amor in quegli occhi non dormiva,
so che non esce mai pur una volta.
Basta! Che non più fa l'audacia molta
de chi la tygre del suo parto priva:
ché Amor d'un tygre è più veloce e presto;
e men fe' chi spogliò de Atlante l'horto:
ché Amor assai più che un serpente è desto.
E certo a un sì gran cor il ciel fe' torto:
in premio li dovea donare il resto,
ché mal è un sì bel furto stia morto.