Skip to content
1463–1537

344

Antonio Tebaldeo

Gran periglio fu il tuo, degno ch'io il scriva quando in carta da te costei fu accolta, ché non so come non ti fosse tolta ai vivi raggi la virtù visiva.

So che Amor in quegli occhi non dormiva, so che non esce mai pur una volta. Basta! Che non più fa l'audacia molta de chi la tygre del suo parto priva:

ché Amor d'un tygre è più veloce e presto; e men fe' chi spogliò de Atlante l'horto: ché Amor assai più che un serpente è desto. E certo a un sì gran cor il ciel fe' torto:

in premio li dovea donare il resto, ché mal è un sì bel furto stia morto.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
344 · Antonio Tebaldeo · Poetry Cove