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1463–1537

324

Antonio Tebaldeo

Va', lepretin, la libertà ti dono che per un rozzo agricoltor perdesti. Va', che honesto non è che preso resti presso di me, che d'altrui preda sono.

L'aver provato il mal talhora è buono: io, mesto, porto compassione a' mesti. Hor abi gli occhi più che prima desti a mantener sì pretïoso dono.

Spero che cortesia mi giovi molto: ché, come advien che mia nemica senta che te, che fiera sei, dei lacci ho sciolto, impossibil mi par che non si penta

di tener tra catene un huomo avolto, se non è in lei vergogna al tutto spenta.

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