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1463–1537

311

Antonio Tebaldeo

Io pur cerco a le genti che verranno, poi che sparito il vostro lume fia, mostrar quanta beltà, donna, in voi sia, o con la penna mia, o col mio affanno.

Ma invan, ché quando in carte la vedranno confusa, e che l'incendio che in me cria lungamente arse questa spoglia mia, poca e senza valor la estimaranno.

Potrei, volendo voi, de ciò far fede ocidendomi presto, o dando l'ale al basso ingegno che al gran peso cede. Stringavi, se di me poco vi cale,

la gloria istessa, ché morte, o mercede mi fien per vostro honor diletto eguale.

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