Io pur cerco a le genti che verranno,
poi che sparito il vostro lume fia,
mostrar quanta beltà, donna, in voi sia,
o con la penna mia, o col mio affanno.
Ma invan, ché quando in carte la vedranno
confusa, e che l'incendio che in me cria
lungamente arse questa spoglia mia,
poca e senza valor la estimaranno.
Potrei, volendo voi, de ciò far fede
ocidendomi presto, o dando l'ale
al basso ingegno che al gran peso cede.
Stringavi, se di me poco vi cale,
la gloria istessa, ché morte, o mercede
mi fien per vostro honor diletto eguale.