Hor va, mondo fallace, iniquo e infermo,
ché più non stimo il tuo süave tòsco!
Sin qui sperso son gito pel tuo bosco,
col core offeso da pestifer vermo:
io non sapea da te fare alcun schermo,
avendo inanti a gli occhi uno aër fosco;
hormai le insidie tue tutto conosco
et ho in saldo terreno il mio pie' fermo.
Chi per tempo l'orecchie non se impiomba
contra il tuo canto, al fin, come fan gli orbi,
convien trabocchi in qualche oscura tomba;
in te se anidan le miserie e i morbi,
e s'hai alcuna candida colomba,
il ciel ti 'n priva e sol ti lassa i corbi.