Ahi, Morte acerba, ahimè, Morte, de quanto
rumor, di quanto affanno cagion sei!
Ché, per aver a nui tolta costei,
mosso hai lite nel ciel, nel mondo pianto:
facto è qua giuso un mar per pianger tanto,
e contendon là su dinanti ai dèi
donne infinite, perché vedon lei
aver fra tutte il primo loco e il vanto.
Per arechire una vil fossa e tetra,
crudel, il mondo impoverisci e privi:
che maledetta sia la tua pharetra!
Forsi tu un corpo solo al libro scrivi:
ahimè, che sotto una agiacciata pietra
sepulti hai seco mille corpi vivi.