Torna, povero armento, al tuo pastore, torna, ch'el ti potrà guidare hormai, poi che non è più in servitù de Amore. Molti anni son che senza me ne vai
disperso hora per questo, hor per quel bosco: o cum quanti suspiri io te lassai! Me non conosci e te più non conosco, tanto mutato abiam la forma e il pelo!
Tu magro sei et io stracciato e fosco. O quante fiate per la neve e il gielo te vidi caminar smarito e stanco! Dovea pur a pietà moverse il cielo!
Fu tempo, mentre ch'io ebbi il strale al fianco, che mai più non credetti esser cum teco, sentendomi venir nel foco manco; e ricordome già che dentro a un speco
son stato un mese integro a lamentarme di questo fanciul nudo, alato e ceco; né ritrovar potea sì dolce carme ch'io piegasse quel crudo, empio e protervo:
anci più forte ognhor sentea legarme. Ma il tempo, che consuma ogni osso e nervo, ogni indurata pietra, ogni metallo, liber m'ha facto come in selve cervo;
né sì stanco e affannato alcun cavallo mai ritrovosse doppo un longo corso come io a lo uscir de l'amoroso ballo. Spezate ho le catene e rotto il morso
e posta al tutto Zephira in oblio: Zephira, più crudel che tigre et orso, Zephira, troppo ingrata al servir mio, Zephira, mobil più che in arbor fronde,
Zefira, che dispreza ogni gran dio. Lasso, per dumi, sterpi, sassi et onde seguita l'ho, né mai temei periglio, sol per vageza de sue chiome bionde;
e se alcun buon pastor, qual padre al figlio, dicea: “Lassa costei! Tu perdi gli anni!”, chiudea l'orecchie e non volea consiglio; cresceva ognhor l'amor, crescean gli affanni,
e pur tòr mi dovea da tale impresa, vedendome da lei tessere inganni. Hor che la cara libertà me è resa, la patria abandonare intendo adesso,
aciò questa altra età sia meglio spesa; ché forsi, stando a quella ingrata apresso, rinovar si potria la fiamma spenta: ché una favilla fa gran foco spesso.
Cussì farò quella crudel contenta: dove il sol nasce e là dove il si bagna andrò, perché di lei parlar non senta. Anche per te fia buon altra campagna
cercare, armento, ché qui mal se vive e ognun de questi pasculi se lagna: mai non son d'aque queste piagge prive, e via cum le capanne ti transporta
il Po, che ciascun dì rompe le rive. Fortuna prenderem per guida e scorta, cum quella cercarem diverse genti: anchor giovene son, che mi conforta.
In questo mezo mutaransi i venti, più chiare che un cristal verran queste acque, che hor piene son de toschi di serpenti; e la nympha che già tanto mi piacque
rapita fia su in ciel dal summo Giove, ch'io scio che per lei fiamma al cor gli nacque; e più volte, converso in forme nove, qua giù è disceso: sì che io credo un giorno
l'arà per forza, doppo molte prove. Potrem far ne la patria alhor ritorno: buono è un tempo lontan star dal suo nido, ché non poco se impar'a andare atorno.
Ma ecco il mio compagno antico e fido: ove vai, Melibeo, cussì a bon'hora? Errando vo, cacciato da Cupido. Staman, come aparir vidi l'aurora,
m'ascosi qui per vageggiar quel sole che m'arde sì, che fia cagion ch'io mora, perché venir ogni matina suole a bagnar le sue membra a questa fonte.
Ma perso ho il sonno e i passi, onde mi duole; e avendo vòlto in questa parte il fronte, te vidi in mezo del cornuto armento e tue parole ad una ad una ho conte.
Sì che, Menalca mio, gran gaudio sento che tu abi rotti i lacci e la catena, ch'io scio che cosa è amore e ch'è il suo stento; ma il tuo voler lassarci mi dà pena:
ahimè, che vòi cercare altro paese? La patria nostra è pur fra l'altre amena; ben pòi viver fra noi e far diffese contra colei che già t'ebbe in pregione,
avendo le sue fraude ormai comprese. Tu vòi pur che la cerva col leone secura sia, e il lepori fra cani, e in mezo al foco stia spento il carbone.
I toi argumenti son caduci e vani; va', serra il lupo un dì dentro al tuo ovile: vedrai poi se seran li agnelli sani! Scio de Zephira i modi e l'arte e il stile,
scio, s'io mirasse spesso il suo bel volto, tornarei più che mai al giogo humile. E che credi acquistare errando, stolto? Pensi esser fra gli externi in magior stima?
Parmi vederte in mille impacci avolto; tanti nostri pastori ad altro clima andati son, che al fin poi cum vergogna tornati son più poveri che prima.
Amico, il tuo parlare e d'huom che sogna! Non basta star fuor de la patria uno anno, constancia cum pacienza gli bisogna; i pastor' che me alleghi un giorno vanno
e tornan l'altro, e poi biasman Fortuna: colpa di lor che reggerse non scianno! E poi non è ciascun nato sotto una stella: ma questo ha Marte per pianeta,
chi Saturno, chi il Sole e chi la Luna; chi pinge, chi è sculptor e chi poeta, chi è l'ultimo, chi il primo e chi il secondo fra infiniti corsieri ad una meta.
Ogni nave che va pel mar profondo non si summerze, né ciascuna agnella morta è da lupi: varia cosa è il mondo. Provarò il mio destino e la mia stella;
se continuar vedrò maligna sorte, resta tornare a la mia antica cella. E che peggio posso io trovar che Morte? Quella grata me fia, perché de oscura
pregion trâ l'huomo e fa l'angustie corte. O tu dirai: “Egli è pur cosa dura morir fra strani e rimaner scoperto!”. Mancar non mi pò il ciel per sepultura:
chi non ha urna vien da quel coperto e, ovunque io mora, morirò fra mei; tutti del mondo siam, questo è pur certo. Udir pegior novella io non potrei:
perché, se tu ti parti, il serà forza ch'io segua te, che la mia guida sei. Tu sciai che insin da la tenera scorza uniti stati siàn d'un voler solo,
che de Pylade e Oreste il grido amorza: per questo intendo seguitar tuo volo. Ma vo' che sapi ben, Menalca caro, che Hersilia abandonar me fia gran duolo;
pur stimar debbo più uno amico raro che amor di donna, che ognhor muta voglia: questo è che tempra il mio dolore amaro. Non fia ver che dui amanti mai discioglia,
non voglio dietro a me biasteme e lutto: potrebbe Hersilia occidersi di doglia! Godete pur de l'amor vostro il frutto; se resti, fia a la patria un gran conforto,
perché priva di me non serà in tutto. Crudel, l'amor ch'io t'ho portato e porto non merta che 'l venir mio te sia grave: non far, se l'ami, a Melibeo tal torto!
Tua compagnia pur troppo me è süave! Ma pensa prima ben che non te incresca quando sciolta dal lito arem la nave. Forsi tu credi che l'amor decresca
per andar longe: il tuo pensiero è vano, quanto più fugge l'huom, par che più cresca! Non val celarse in loco horrido e strano, non giova herba né incanto a questo male:
il tempo solo ti pò render sano. Expecta che la piaga aspra e mortale se saldi alquanto, che hor te afflige e preme, poi per seguirme potrai prender l'ale;
né temer già che 'l nostro amor si sceme: sempre t'arò nel cor ovunque io sia, se ben vivesse fra le gente extreme. Ma l'hora è tarda, e già il suo gregge invia
ogni pastor, lassando i prati a tergo; venir ne pòi a la capanna mia e consiglio farem dentro a l'albergo.
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