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1463–1537

286

Antonio Tebaldeo

Sacre, legiadre, honeste, immortal' dive, senza il favor de cui smarito resta come Icaro qualunque in versi scrive, se mai dentro da Cirrha si fe' festa,

hoggi si faccia, ché anchor mai novella in Parnaso non fu simile a questa: la magnanima, saggia, alma Isabella, in cui non ha il diffecto alcuna parte,

che già Ferrara et hor fa Mantua bella, da ogni altra cura se alïena e parte per prender contra Morte il vostro scudo, che si guadagna cum inchiostro e carte.

E perché in questo già gran tempo io sudo, e per la patria e per la immensa fede qual mostra gli ho col core aperto e nudo, me per sua guida a questa impresa chiede;

et io, che de servirla ingordo sono – ché sol per questo al mondo il ciel me diede –, de le mie forze, benché poche, un dono gli ho facto e, perché segua il suo pensiero,

depinto gli ho il camin facile e buono. Però l'alpestre e rigido sentiero siate preste a spogliar de sterpi e spine aciò che sia il salir dextro e legiero,

ché non è honesto che un tal pie' camine per aspri dumi, un pie' che fa la neve parer men bianca e l'avorio e le brine; e ciascuna de vui sforzar si deve

in scacciar certa turba ignara e vile che il chiaro fonte atosca qualhor beve; e porre ogni arte, diligenza e stile in purgar l'aque e in trovar vaso degno

di quella bocca placida e gentile. Quando tempo serà, vi farò segno e vui giù a mezo il monte scenderete, ché insin a lì voglio esserli sustegno;

lì lassarola, e vui la condurete a l'alta cima ove l'honor s'acquista, mostrandoli le grotte più secrete, ove cantò colui che, de la vista

essendo privo, più de gli altri vide e il mantüan che alquanto pur l'atrista. Vorò col tempo che costei me guide, come hor lei guido, se l'avara Parca

troppo presto de invidia non l'ucide; farà lei come buon corsiero e barca ch'è l'ultima al partir e poi a la meta prima si trova e tutte l'altre varca:

ché, se il furor poetico è propheta, parme che ci prometta alte e legiadre cose l'effigie sua pensosa e lieta. Quanto honor ve fia aver fra vostre squadre

una che da regal figlia abia l'orto, un marchese consorte, un duca padre! Questa fia de poeti albergo e porto, che a nostra età son reputati stolti:

tanto è l'human vïaggio obliquo e torto! Qual stupor è veder lor magri volti, non per vigilie, ma per fame extrema, che paion corpi de sepulchro tolti!

La scalza turba e lacerata trema e non è, non vo' dir chi gli porga oro, ma pur chi presti orecchie a un suo poema; però spessi non son come già foro,

né di quella excellenza, ché non vòle in steril campo afaticarse il thoro. Il cielo, a cui di tal miseria duole, mandata ha in lor favor questa alma elletta,

sì ben vestita che è fra donne un sole; né mai sì grata fu né sì perfetta vostra arte come hor fia, se in sì bel manto avien che se ritrovi avolta e stretta:

ché se Orpheo e Amphïon già fecer tanto col cantar solo, che farà costei, che averà insieme la belleza e il canto? Hor sol cum quella non fa manco lei;

prove vedrem non mai più viste o intese, tal che talhor se ne dorranno i dèi perché fien pari a le lor alte imprese. O felice alhor me! che pur dirasse:

“Dal Thebaldeo l'initio e il modo prese”; ché, benché adietro vinto al fin restasse d'Aristotel Platon, pur gli fu gloria che un spirito sì degno amaestrasse.

Farà di me chi de essa farà historia, cussì la mia, che in breve mancarebbe, viverà cum la sua longa memoria. Fortunato signor, che per moglie ebbe

una alma tal che, quando a un dio concessa fosse, non scio se quanto merta arebbe! Che gaudio arà quando contexta e messa udrà da lei ogni sua palma in verso!

Lui al far serà pronto, al scriver essa. Ma io voglio andar, ché troppo tempo ho perso; io scio che la mi expecta e che s'adira del mio tardar a lei noioso e adverso,

tanto è il desio che a veder vui la tira! Ma tu, facundo Apol, non gli esser parco, quando verrà, de la tua propria lyra! Scio ben, signor, che al primo sguardo l'arco

e le saette ti cadran di mano e de mille pensier' restarai carco, come per Daphne divenendo insano. Io te l'ho detto aciò che freni il core,

ché non men questa seguiresti invano; e tanto la passion seria magiore quanto che gli è più bella e più pudica. Pensa a l'util dei toi, pensa al tuo honore:

parer ti deve asai che te sia amica.

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