Io me n'andrò: serà possibil questo? Se un dì da te non scio viver lontano, come vivrò se fuor più tempo io resto? A che più dura sorte, a che più strano
caso poteva il mio destin dannarme? Andrò senza alma? Io son pur corpo humano! Ben fu crudel chi trovò prima l'arme, chi primo incomenciò partir la terra,
cagion che l'huom contra l'altro huomo se arme! Nacque alhor l'empia e sanguinosa guerra, e il desio di lassar di sé memoria col domar gente e por cità sotterra.
Lasso, che honor posso acquistar, che gloria, rimanendo qui il spirto? S'io son preso, come de gli nemici arò victoria? E come serà altrui da me difeso,
s'io non difendo me da un nudo e ceco a cui mi son senza contrasto reso? più grato me seria dentro da un speco horrido e oscur, senza richeza e nome,
il resto de mia età dispensar teco, godendo quei begli occhi e quelle chiome di che Amor trasse il foco e ordì la corda che mi lega, che m'arde e non scio come.
Altro non brama, e non è d'altro ingorda la voglia mia che del tuo sacro volto, che chi il mira, mai più non se ne scorda; ma ben scorda se stesso, come io stolto,
ch'i' di quel sempre penso e non ho cura di me, che ognhor son più nei lacci avolto. Cum tal dolceza il spirto e il cor mi fura che, aciò che più durasse, aver vorrei
mille cor', mille spirti da Natura; e certo son che ti mandor qua i dèi perché Amor mi potesse il giogo porre, ché ogni altra donna disprezata arrei.
Potess'io almen te per compagna tòrre, anci regina de mie genti farte! che Achil non stimaria, né il forte Hectorre, né quando acceso è de più furia Marte;
alhor non sentirei fatica alcuna, alhor non vorrei far se non questa arte. Ma gli è pur forza andar, ché vòl Fortuna, Fortuna che al mio mal sempre fu pronta,
poi ch'io uscì' de le fasce e de la cuna; io gli perdonarei, purché questa onta, purché non mi facesse un tanto oltraggio, che troppo acerbamente hora m'affronta.
Partome e torno al tuo celeste raggio, più ch'io posso tardando per men doglia, e vorrei pur, né scio porme in viaggio. Exprimer non scio ben quanto mi doglia:
imagina tu quando se divide per morte un spirto da l'amata spoglia. Tale è la sorte mia, né sol me occide il doverte lassar, ma gelosia,
ch'io non scio come del tuo amor me fide; temo che il tuo voler mutato sia al mio ritorno, ché se l'occhio spesso non infiamma la donna, ella se oblia.
Guarda s'io son uscito di me stesso, ch'io sper de rivederte e far ritorno! Expecta pur de la mia morte un messo; asai mi parerà s'io vivo un giorno,
se forsi Amor, che una persona viva spesso tien senza cor, non fa ch'io torno. Non scio quel che serà; ma mora o viva serò qual fui, ché una verace fede
non mor, ma va col spirto a l'altra riva, né colui ama che altramente crede.
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