I' sto pur a expectar che un grido altissimo se levi e dica dal choro apostolico: “Quercente è facto cardinal dignissimo”; che mai non corse l'exercito argolico
nei campi de' Troian' cum tanta furia cum quanta a te verrò, signor catholico. Riderà alhora la romana curia: da lei vedrasse subito rimovere
avaritia, superbia e la luxuria; e la tua bella, sancta e fertil rovere produrà fructi d'oro e fuor de inopia Apol trarà cum le sorelle povere;
verranno i Mauri e i Parthi a tanta copia, e lassarà la zona calidissima per ridurse a questa ombra l'Ethïopia; tornarà quella età fortunatissima
che fu mentre Saturno ebbe l'imperio, scacciando questa ferrea e malignissima. Scio che de farme bene hai desiderio, ond'io spero, se arivi al grado merito,
che darai a mie muse un monasterio; non già per mia virtù tal grado io merito, ma per avere avuta consuetudine teco, Quercente, nel tempo preterito.
Non credo che in te regni ingratitudine: che certo io mi farei al tutto heretico se me ingannasse tanta mansuetudine. Fra me stesso talhor penso e frenetico,
e temo che Fortuna a te contraria se facia perché segui il dir poetico; ch'el par che a gli poeti e terra et aria nemica sia, tanta è la lor disgratia!
Ma non temer però, ché 'l ciel si varia. Chi è nato per stentar, chi in aver gratia: già spesso detto m'ha d'Apol l'oraculo che alfin tua voglia fia contenta e satia.
Sì che sta' lieto, né temere obstaculo, Quercente mio, ché tu hai il ciel propitio: cader non pò chi ha la virtù per baculo! Vorrò che alhor stia sempre in exercitio
la lyra mia, cantando di tua gloria; col suo bel dir m'aiutarà Calvitio, e forsi insieme una sì digna historia ordirem (purché 'l ciel ne lassi vivere!),
che sempre al mondo fia di te memoria. Starò la nocte e il giorno intento al scrivere, benché bisognarebbe esser Virgilio a chi volesse tue laude descrivere!
Non son Lucan, non son Marco Manilio; ma se favore arò da la tua chierica, far mi vedrai un novo Statio e un Scilio, e odir ti parerà la tuba homerica.
Cookies on Poetry Cove