Non expectò giamai cum tal desio servo la libertà, né nave porto, cum quale ho il tuo ritorno expectato io, sperando a tanti mal' trovar conforto.
Passato è il tempo, e non ti veggio anchora; dovresti pur venir, se non sei morto. Ahimè, crudel, chi te sforzava alhora, quando scrivesti a me: “Soporta, expetta!
Expetta, ch'io verrò senza dimora!”? Tu inganni una che è sciocca e simplicetta, una che troppo t'ama e troppo crede, una percossa da mortal saetta;
non meritavo già simil mercede, né sol di me, ma anchor di te mi duole: qual infamia è maggior che romper fede? O quante fiate, riguardando il sole,
humilmente il pregai che s'affrettasse, spronando i soi corsier' più che non suole, aciò più presto il tempo s'apressasse! Il tempo da te scripto, il tempo tanto
già desïato da mie voglie lasse. Tu sei disposto pur d'avere il vanto de mia misera morte: abilo adonca! Io non ho più suspir', non ho più pianto.
Già la terza sorella il stame tronca, sento il vecchio Charon gionto a la riva per tòrme dentro in la sua cava conca; ma bench'io resti de mia vita priva
per te, non però bramo alcun tuo danno, anci che la tua gloria al mondo viva, e che felice sia ogni tuo anno, felice ogni toa impresa, e la Fortuna
ognhor te exalti a più sublime scanno; e benigne le stelle, il sol, la luna, l'aque, la terra, e te sia morte lenta e la vecchieza senza noia alcuna;
e se fiamma amorosa ti tormenta per altra donna, si converta in pace e facia la tua voglia alfin contenta. A te il mio male, a me il tuo gaudio piace;
e se forsi te offendo per amarte, perdoname: gli è forza, il me dispiace. Già più versi t'ho scripti a parte a parte; hormai la debil man più non si move,
sì che da me non expectar più carte. Il primo messagier che cum mie nove drizarò a te serà il mio spirto tristo, che prima a te verrà che vada altrove;
ché poscia, signor mio, ch'el t'arà visto, andrà contento a la superna corte, se per amar se fa del cielo acquisto. E perché infamia te seria mia morte,
non vo' si leggia o ch'el se intenda mai che tu sii causa de mia acerba sorte; però ti prego, poi che lecta arai questa epistola mia, la doni al foco:
se brami l'honor tuo, scio che 'l farai. E se per caso mai tu giongi al loco ove io serò sepulta in tetra fossa, non me negare almen (questo fia poco):
“Requïescite in pace, infelice ossa”.
Cookies on Poetry Cove