Egli è pur ver che al fugir presto e leve dei giorni ogni gran sdegno riman morto, e l'ira al tempo è come al sol la neve! Lasso, io, che ricevei sì grave torto
da la mia donna, io, che tanta ira presi, suo più che prima son, più amor li porto. Col desire amoroso assai contesi, al fin me ho reso; ahi, crudo Amor, che fai
più favore a chi offende che a gli offesi! Farò, signor, quanto comesso me hai; ma almen fa', se me humilio, ella se pieghi, ché, se m'ha offeso, può bastarli assai;
troppo mi par ch'io, che ho ragion, la preghi e che de l'error suo perdon li chieda: iniustissimo sei, se ciò me neghi! Tu me lo giuri; ahimè, non scio s'io el creda,
ingannato altre volte, e pur conviene, se ben me inganni, ch'io me fidi e ceda. Madonna, a te pentito et humil viene quel servo antico che ti tolse a sdegno,
quel che giurò di romper le catene; giurai, e volea farlo, e ogni arte e ingegno ve posi (o pensier' vani!), essendo anchora rude e novel ne l'amoroso regno:
ché quando esser pensai del carcer fuora, me ritrovai più nei legami avolto, e veggio che forza è che in quelli io mora. Conosco ben che fui imprudente molto
a cercar guerra cum chi può disfarme, ma tu sciai ben che qualunque ama è stolto. Dovea de la mia sorte contentarme, ché non gli homini sol, ma i dèi celesti
potean di tal ventura invidïarme! Né a gli passati seculi né a questi mostrò Natura una opra sì perfetta da far che ogni scriptor confuso resti;
sendo tu cosa singulare e eletta, e dar potendo a più degno huomo il core, te dignasti amar me, persona abietta; io, che non era assueto a tanto honore,
altier divenni, ma la penitenza de la superbia già non fu minore: ché io, che mi pasco sol di tua presenza, de toi sguardi, toi risi e tue parole,
son stato molti e molti giorni senza. Né pur hor del fallir me incresce e duole, ma sin nei primi dì ne fui pentito; ma facto ho come far chi ha fronte suole,
ché vergogna era a me, che tanto ardito nel parlar mi mostrai, tornar sì tosto a gli toi piedi supplice e invilito. Né te dê dispiacer s'io fui disposto
fugir, ché per tale acto hai facto prova del laccio tuo che intorno al col m'hai posto: visto hai che esser non può ch'io lo rimova; et io de l'amor tuo farò più stima:
più apreza il ben chi el perde e doppo el trova. Vogli adonque dal basso trarme in cima! Amor te prega, Amor a te me invia, giurando che serai a me qual prima;
non ardirei per la servitù mia pregarte, ché il gran fal merita e chiede che indegno el servir mio de gratia sia. Se non ti move Amor né la mia fede,
guarda al tuo honor, ché sol clemenza io odo farne equale a gli dèi: se ti concede l'error mio farte dea, conosci il modo.
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