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1463–1537

268

Antonio Tebaldeo

Come ocel che una fiata al visco còlto fugge, su l'ale sta, né vòl firmarse in ramo alcun, temendo de pigliarse (ch'el piace a ogni animal l'esser disciolto),

cussì io, che fui nei stretti lacci avolto d'Amor, che a suo piacer stratiomme et arse, per non tornar ne le sue rete sparse, come a me infesto fuggio ogni bel volto.

Per questo tardi vengo a salutarte, che odendo de l'extrema tua belleza, dissi: “Questa de Amor serà qualche arte!”. Ma il tuo pregare ha in sé tanta dolceza,

che la tema da me discaccia e parte e quella, come il sol la nebia, speza.

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268 · Antonio Tebaldeo · Poetry Cove