Spiaceme e piace la tua sorte amara:
spiaceme che chi me ama affanno senta,
piaceme che, se alhora eri contenta,
non tessevi questa opra insueta e rara;
ché spesso in stato misero se impara
quel che non se fa in lieto, perché intenta
l'alma a varii piacer' pegra diventa
e a le percosse se fa desta e chiara.
Ringratiote del don, né vo' che indegno
el stimi perché sia de fragil paglia,
ché più caro che perle e gemme il tegno;
non è fatica far che lo oro vaglia,
che da sé val senza l'humano ingegno,
ma far che una vil cosa in pregio saglia.