Spinta dal mio destino in loco agreste,
dal mio destin, che ognhor me tien più bassa,
cum la man di dolor languida e lassa
queste spoglie che a te mando ho conteste.
Al corpo mio non convien altra veste,
ché, come questa paglia è del gran cassa,
cussì mia vita senza fructo passa,
percossa da continue aspre tempeste.
Seco è il mio cor, ma ditto gli ho che stia
longe alquanto: ché acceso è di tal foco
da l'amor tuo, che cener le faria.
Accepta, prego, il don, benché sia poco:
meglio un dì il mio voler mostro te fia,
s'io serò in miglior stato e in miglior loco.