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1463–1537

22

Antonio Tebaldeo

Recevuta ho una tua dentro da cento, ove di me tu te lamenti assai, perché del mio partir non te avisai. Perdonami, Gualtiero: io me ne pento.

Poi lessi in un soneto el tuo lamento, el qual verso d'amor iniquo fai: credi a me che più volte criderai prima che 'l foco tuo si trova spento.

Chieder a lui iustitia non bisogna. Vôi tu che un cieco veda, e un che ha le ale sia stabele, e un fanziul tema vergogna? Al Quercente e al Magnan, fido e leale,

sùbito como sia gionto a Bologna, te ricommanderò. Non altro. Vale.

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