Grande stimava ben, ma non già tanto,
il valor tuo che hor m'ha da Styge tratto:
ché al parlar de un tuo servo fugì ratto
il mal, qual dama che ha i fier' veltri acanto.
Che arìa l'aspecto tuo venusto e santo
e le süave tue parole fatto?
Non scio s'io taccia o celebri tal atto:
ingrato son, s'io no 'l divulgo e canto;
s'io il dico, temo d'esserti noioso,
ché, sparso il grido, ognun che serà opresso
dal mal ne verrà a te per suo riposo.
Non serò ingrato mai (vo' che sia expresso),
né tu dêi tanto ben tenire ascoso,
potendol dispensar per un tuo messo.