Che fai, Timotheo mio, che più non sento
tua sacra cetra di dolceza piena,
che gli orsi, i tygri, i fier' leoni affrena
e il mar acquieta e il furïar del vento?
Non scio come sii facto ocioso e lento
in quella villa solitaria e amena:
el mormorio del Po, l'aria serena
mover dovriate e de gli ocei il concento.
Sudar ne la virtute io te conforto,
ché, se guardi, gli è poca differenza
da un vivo senza nome ad un che è morto.
Vigila, ché cussì viense a excellenza;
né perder tempo, ché gli è spacio corto
tra la venuta al mondo e la partenza.