Lecto, se per quïete e dolce pace
trovato fusti da l'ingegno humano,
hor perché il corpo mio si colca invano
e senza requie in le tue piume giace?
In te sto come io fusse in la fornace
dove fabrica a Giove i stral' Vulcano
o agitato nel mar dal vento insano:
cerco ogni sponda e al fin nulla me piace.
Spesso congiongo insieme le palpèbre
e il sonno invito, e quel pur sta ritroso,
ché più de lui pò l'amorosa febre.
In te, lecto, ritrovo un sol riposo,
ché con te sfogo le passion' mie crebre
che per vergogna altrui scoprir non oso.