Sì me exalti, signore, e lodi tanto,
che in gran dubio mi trovo involto e stretto:
tuo iudicio, che sòle esser perfetto,
fa ch'io mi penso meritar tal vanto;
ma la conscienza poi, da l'altro canto,
me dice: “Hor non conosci il tuo intelletto
debile, infirmo e pien d'ogni diffetto?
Non te ingannar, tu sei pur corbo al canto!”.
Ma perché, signor mio, più facilmente
ciascun crede il suo ben che non fa il male,
e più quando lodar l'opre sue sente,
prego non dir ch'io sia, s'io non son tale:
ché un dì, credendo a te come a prudente,
io non mi alzasse e poi perdesse l'ale.