Sei tu quel nido ove dal ciel discese
la mia phenice quando al mondo nacque?
Sei tu il terren dove in la culla giacque,
avolta in fasce, e dove il lacte prese?
O quanto ti fo il ciel largo e cortese,
che porre ogni suo bene in te gli piacque!
Passato ho monti alpestri, valle et acque,
sol per vederte, dolce e bel paese.
Da qui a mille e mille anni serai chiara,
e chiunque passarà da le tue mura
gridarà: “Terra fortunata e rara!”.
Vorò che dica la mia sepultura:
“Due patrie ebbe costui, Sena e Ferrara:
l'una gli diede Amor, l'altra Natura”.