Ite, rime affannate, a quel bel fiore
che forsi un tempo mi farà felice;
ite veloce, ché 'l tardar non lice
a chi è soposto al gran spronar d'Amore.
Ditile per pietà che 'l fiero ardore
da gli ochi mei continuamente lice
l'umore che nutriva la radice
del mio quasi già secco e tristo core;
e ch'io, languendo, son sì trasformato
ch'altro in me non se vede, o cruda sorte,
cha un spirto tormentato in le dure ossa.
E se aiutar mi vòl dal miser stato,
tosto socore, ahimè, ché dapo morte
a li remedii è tolta ogni lor possa.