Io son, come tu vedi, a l'ultima hora
di questo viver mio fugace e corto;
e tanta è la mia fe' che, benché a torto
da te sia spinto al fine, io t'amo anchora.
E certo, donna, non mi duol ch'io mora,
però che morte a' miseri è un conforto;
ma duolme che dirasse ch'io sia morto
per tua cagion: questo m'aflige e acora!
Non scio come celar se possa mai,
ché tanto tempo è che a te chieggio aiuto,
che chi strugger mi fa vulgato è hormai;
onde mi duol che, come ebbi perduto
il core al cominciar di tanti guai,
non persi anche la lingua e restai muto.