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1798–1858

LE DONNE PICCINE

Antonio Guadagnoli

Signora, se l'essere Piccina d'aspetto, Vi sembra difetto, Difetto non è.

Chi all'ape rimprovera La sua piccolezza, Se tanta dolcezza Ha dentro di sé?

Non è che una gocciola La perla eritrea, Che l'Alba scotea Dall'umido vel;

Pur, tutti la pregiano, Ché limpida brilla, E san ch'è una stilla Caduta dal ciel.

Dev'esser la femmina Piccina; ed a posta Iddio da una costa La volle crear.

Ed oh! se anche piccolo Aveva le voglie, Incauta! le foglie Potea risparmiar.

In pace vivevano La donna coll'uomo; Gustarono il pomo, La pace sparì.

Direte: fu il Diavolo, Fu il serpe nemico ... Parlando del fico, Va detto così.

Ma a tutte le femmine La Madre natura Nel dar la statura Uguale non fu;

Infatti la pratica Dimostraci appieno Che c'è chi n'ha meno, E c'è chi n'ha più.

Per me, senza svolgerne L'arcana dottrina, Chi l'ha più piccina Più a genio mi va;

Ché quelle che crescere Si veggono poco Han sempre più foco, Più grazia, o beltà.

Sien grandi le Amazzoni, Che vogliono altere Coll'armi guerriere Dar morte, o morir;

Ma piccole, amabili Sien quelle, che sanno Ferire, e si fanno D'altr'arme ferir;

D'un'arme, che penetra La parte più viva, Che all'anima arriva Per farla tremar,

E pure quel tremito, E quella ferita Non toglie la vita, Ma vita può dar;

Quell'arme, che magica Piagando non guasta, A guisa dell'asta Del greco guerrier,

Quest'arme invincibile, È il dardo d'Amore, Che porta nel core Dolcezza e piacer.

E oh! quanta delizia Deriva da un dardo Che altro che un guardo, Che un riso non è;

Un riso, che l'anima Nel fondo mi tocca, Se in piccola bocca Appare per me!

Ai balli, ai spettacoli, Le lunghe, o le grosse, Dann'urti, percosse, Vi spingon qua e là;

La donna al contrario Di piccola mole, Va, schizza ove vuole, E noia non dà.

Per questo, se l'essere Piccina d'aspetto Vi sembra difetto, Difetto non è;

V'è ancor tra i volatili Un vago augellino Piccino, piccino, E ha titol di re.

L'essenze, gli spiriti, Le droghe più fine, In bocce piccine Racchiuse si stan.

Se i flutti sommergono Le navi più carche, Le piccole barche Salvezza ci dan.

Chiamarsi due teneri Amanti gli udite: Ma chere, ma petite, Mon chou, mon petit;

Ma esempio non trovasi Che detto mai fosse: Ma grande, ma grosse, Né mon gros ami.

E poi, se dà grazia In donna, ed è bello, Piè piccolo e snello Che danzi leggier;

Se celere a scorrere Sull'arpa, o sul piano, La piccola mano Dà tanto piacer;

Chi giunge a comprendere Se donna avvicino Che ha tutto piccino Che cosa sarà?

Sarà un'ineffabile Dolcezza a gustarla, Ma il labbro a spiegarla Parole non ha.

In specie se ha piccola La parte che asconde, (Che brama d'altronde Di farci sentir),

La lingua - Tal pregio Chi è lunga non vanta, E c'è chi n'ha tanta Che invoglia a fuggir!

Inoltre: se il premito Di piede o di mano, Percorre l'arcano Sentiero del cor;

La strada per giungere Del core al confine, In donne piccine Più corta sarà;

Ma l'urto comunica Al piè d'una lunga: Avanti che giunga, Si perde a metà.

Se grande fer Pallade Le favole antiche, Fer piccola Psiche Delizia d'Amor,

Amor le bell'anime Non grava di veste: L'origin celeste Mentir non si dè;

Ma in piccola macchina Corporea le serra, Per dare alla terra L'immagin di sé.

Sì; Amore ogni femmina Piccina compone: Ed è un'eccezione Chi cresce di più.

Però tutti dicono Di donna piccina: Che bella cosina! È proprio un bigiù!

La figlia d'Egioco, Onore dell'acque, Fu piccola, e piacque Al Nume Guerrier.

Voi pur, che di Venere Le grazie vantate, Di Carlo formate La gioia, e il piacer.

Ma resti alla Grecia La Dea di Citera: Vo siete la vera Regina dei cor;

E il figlio, in cui brillano Le forme leggiadre Dell'ottima madre, Il figlio è l'Amor!

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