Ah! Signora Margherita, Io vi giuro che in mia vita Non ho avuti dispiaceri Mai più forti di quel d'ieri,
Allorché, per mia sciagura, Feci a voi quella rottura! Il marito, poveretto, Lo sa il ciel quel che avrà detto
Quando in casa avrà trovata. La finestra fracassata! Certo il rompere un cristallo A me par non lieve fallo,
E pensare a ciò non posso Senza fare il viso rosso. Vero è ben, che in caso tale Mi diceste: non c'è male,
Non è nulla, stia tranquillo, Me li rompe anche Cammillo. Ma da parte il complimento; Non è nulla un rompimento?
Eh! mia cara, in tal stagione Le rotture non son buone! Pur, se il vetro vi rimetto, Ho timor che mi sia detto
Per sessantatre quattrini Son la stessa Tabarrini. Non vi date dunque affanno: Stien le cose come stanno,
Ché talor, sapete bene, Che da un male un ben ne viene. Romper vetri è una disgrazia: Ma se passa, esempigrazia,
Da quel buco un colpo d'aria. Il qual renda incimurrito Qualche carico marito, Certamente il caso varia;
Perché almeno agli starnuti Sente dirsi: Dio l'aiuti! E quell'urto lo ridesta, E gli scarica la testa.
E or che dentro al vostro letto Trova ognun grato ricetto, Che può dirsi nella sera Un Tempietto di Citera,
Pien di Grazie, pien d'Amori, Né vi mancan buca-cori; Quelle smanie, que' deliri, E que' fervidi sospiri
D'invaghita alma frenetica, Ben a credere io m'induco Che farian l'aria mofetica, Non uscendo da quel buco.
Così essendo, non mi pento Del già fatto rompimento. Rotto a Giove fu il cervello, E uscì Pallade da quello;
Se il Cristal non si rompea, Questo scherzo non nascea; Ma tuttora si conserva La memoria di Minerva;
E il mio scherzo servirà.... A che cosa? - eh! Dio lo sa!
Cookies on Poetry Cove