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1798–1858

LA PENNA D'AMORE

Antonio Guadagnoli

A te rida salute; a te gli Dei Or sien propizii dell'età sul fiore, Quanto cara al mio cor, Donna, tu sei. Deh! non sdegnare un testimon del core,

Che t'offro in questa novelletta breve, Che dall'ascoltar tuo grazia riceve. Poiché Amor, piagato il tergo Dall'improvvida scintilla,

Psiche odiando e il tristo albergo, Per la fosca aria tranquilla Alla madre il vol drizzò, Una penna gli cascò.

E gli Zeffiri amorosi, Ed i Silfi invidïosi Contendevano fra loro Un sì tenero tesoro;

Quando un'aura fuggitiva La recò dell'Arno in riva. Mentre aggirasi per l'aria Questa penna straordinaria,

Tutti restano sorpresi: Duchi, principi, marchesi, E dottori e auditori, E avvocati e professori,

Ed ognun saper desìa Quel che gira cosa sia. - « Aspettate: (disse un tale Estraendo un canocchiale

Che gli giunse dalla Senna) « Se lasciate fare a me, « Or vi dico che cos'è: « È una penna! e una penna! » -

« Una penna? Oh! s'è da scrivere, « Io nel tempo del mio vivere « Mai non scrissi due parole, « E la lascio a chi la vuole ».

Disse un Nobile così; Quindi rapidò sparì. - « Io la voglio: e se l'avrò (Esclamava un Avvocato,

Che correa tutto affannato) « Con tal penna scriverò « Cert'enfaliche difese « Non più lette, e non più intese,

« Talché un nulla al paragone « Sarà Tullio Cicerone. » - « Avvocato: piano, piano! (Grido un altro da lontano)

« Male il mondo conoscete; « Come? ancor voi non sapete « Ch'è lo stesso ad un legale « Scriver bene, o scriver male,

« Poiché quando va all'udienza « È già data la sentenza? » (Era questi un Giornalista); Indi aggiunse: « oh! s'io l'avessi

« Fra le dita, e se potessi « Infiorar con penna tale « Un articol di giornale, « Non farei dormir la gente ... »

- « Come fate attualmente: (Interruppelo un Linguista). « Oh io poi, oh io poi « L'userei meglio di voi!

« Se tal penna avessi meco, « Scriverei siriaco, greco, « Nella lingua degli Ebrei, « De' Persiani, de' Caldei,

« E spiegar potrei gli arcani « Geroglifici egiziani, « E portare in Occidente « Tutto quanto l'Orïente...

- « Basta! basta! mi canzona! (Prese a dirgli una persona) « Per iscriver quanto accenna, « Ci vuol altro che una penna! »

Alle corte: ognun volea Farne ciò che gli piacea. Chi una lettera amorosa Brama scrivere alla sposa;

Chi un affisso, onde renduto Gli sia un libro, che ha perduto; E tre, o quattro Scolaretti Ci volean fare i ristretti,

Cioè ridurre in stil laconico E il civile, e il gius canonico. « - Cari amici, a quanto pare, « La vorreste consumare!

( Sorridendo, e a faccia lieta Disse un giovine Poeta Ch'era lì fra i circostanti ); « È permessa una parola?

« Che faremo? siamo tanti, « E la penna e una sola. « Se uno l'ha, ed un non l'ha, « Qualche diavol nascerà;

« Poi bisogna temperarla, « E v'è il rischio di sciuparla. « Dunque, o cari amici miei, « Se Vi piace, proporrei:

« Che, allorquando sarà scesa, « Gentilmente fosse presa, « E che poi senza intervallo « Dentro un'urna di cristallo

«Si chiudesse, e quindi eretto « Le venisse un bel tempietto. « Là potrebbe ogni devoto « Visitarla, e sciorre il voto,

« Tutti offrendole i desiri, « Le speranze ed i sospiri, « Senza ch'essa, almen mi pare, « Si venisse a consumare;

« Ed un inno io canterei a « Consacrato solo a lei ». A tai detti ognun fa il sordo; Niuno trovasi d'accordo;

Finalmente ella declina, Ed a terra s'avvicina. Era bianca come neve Che giù fiocchi lieve, lieve;

Era piena di vaghezza, Tutto in essa era bellezza, Né parea cosa terrena. Allor sì che fu la scena!

Principiaron due, o tre: « È la mia! - No tocca a me! » Questi spicca un leggier salto; Ma la penna torna in alto.

Quegli ancor le mani spinge; Stringer crede, e nulla stringe. Qui comincia la baruffa: Uno grida, un altro sbuffa;

E sarìa finita male, Se libratosi sull'ale Colle frecce e la faretra Non calava Amor dall'etra,

Che d'un raggio scintillò Sicché tutti abbarbagliò: Quindi disse: « Bella, e rara « È, o campion, la vostra gara.

« Ma la penna qui caduta « A me spetta; io l'ho perduta. « Degni, e che? vi credereste «D'aver voi cosa celeste?

« Non è questo d'Umbria il suolo! » - La riprese, e spiegò il volo. - Ecco dunque ognun rimaso Con un palmo, e più di naso.

Quei, cui tocca sorte eguale Ne trarranno la morale.

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