Dunque scritto è colassù Nel gran libro dei destini Ch'io non debba veder più L'Enrichetta Passerini?
Dunque Corito petrosa Che la fronte al cielo estolle Non ha in sé veruna cosa Preferibile a Bettolle?
Dunque Santa Margherita Non è più la calamita Dei devoti di Cortona Ché ciascuno l'abbandona ?
Lo so ben che ov'è il marito, Per chi l'ama d'amor vero Come voi, v'è il mondo intero, E non son sì scimunito
Da potermi lusingare Che voleste lì piantare Solo, solo Giantommaso Per veder chi scrisse il Naso.
Eh! Dio guardi! dalle spose Non si fanno certe cose! No: so ben che una metà Senza l'altra mai non sta;
Ma potevate ambedue Venir su, goder la fiera, Consolar l'Autor del Bue E tornarvene la sera.
Si dirà forse da voi, Maso a moversi si secca: Ma Cortona non è poi Il viaggio della Mecca!
Debbe un giovine marito Esser agile e spedito! Anch'io ho fatte tante miglia! Ho lasciata la famiglia;
Ho lasciati gli Aretini Per veder la Passerini: Visto avessi almeno Lui! Ma in tre giorni che qui fui
Mi negarono gli Dei Di vedere e Lui e Lei. E per più fatalità Anche il caso mi si dà
Che in Arezzo ho un certo affare Che m'affretto ad ultimare, E il di sedici del mese Devo andare a quel paese;
Alias, posto avrei ad affetto Il miracol di Maometto, Che gridava, essendo a fronte Di lontano eccelso monte:
« Vieni, o monte al cenno mio: No? non vieni? verrò io ». Se non spero in San Simone Che vi dia l'ispirazione
Di venirmi a ritrovare, In chi posso più sperare? Deh! giacché non ho il piacere Di potervi rivedere
( Rivedere almen per ora ), Permettetemi, o Signora, Che da lunge io vi rammenti, E che viva di mementi.
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