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1798–1858

L'ORIGINE DELLA BEFANA

Antonio Guadagnoli

Ma che diavol d'idea bizzarra e strana Venuta è in capo a vostra Signoria Di volervi occupar della Befana Nella vigilia dell'Epifanìa?

Tra una sacra funzione e una profana, Possibil che vi passi analogia? Pur voi gradite ch'io la trovi in verso: Ma, signor Conte, sarà tempo perso.

Come c'entrano i fuochi d'artifizio, Dei ciuchi il palio, ovver del ponte il gioco Con Ranier, con Giovanni, o con Maurizio, Che omai beati nel celeste loco

Ridon di noi che non abbiam giudizio? Inoltre, che ha che far coi Santi il cuoco? E pur senza gran pranzi, o laute cene, Par che una festa non finisca bene.

Il popolo vuol esser divertito; E giuochi infatti, e varie danze fersi In ogni lor religïoso rito Fra gli Arabi, gli Ebrei, gli Assiri4 e i Persi;

Anche il nostro, alla Fede convertito, Paganici mantenne usi diversi; Ed è però ché in mezzo al cristianesimo Qualche avanzo veggiam del gentilesimo.

Della Befana sull'origin varia Molto si è detto, e molto si è stampato; Chi vuol che fosse quell' ancilla ostiaria Che si trovò nell'atrio di Pilato;

Chi la nonna d'Erode ottuagenaria, Chi la zia di Barabba, e chi ha pensato Che venga da due Celtiche parole Adatte ad indicar « fuoco del sole ».

Anderà ben, sento che dite, e tutte Le prime intendo opinïoni addotte; Ma che cosa han che far le donne brutte Col sol? che fan paura anco di notte

Ai bamboli non meno che alle putte, Che con stridule voci ed interrotte, S'attaccan delle madri alla sottana, E gridan: mamma! uh ecco la befana!

Voleva dirvi, ma mi uscì di mente, Che fin da quando v'erano i Romani, (Già i Romani ci sono anco al presente, Ma intender voglio dei Roman Pagani,

Non di quelli che vivono attualmente I quali son buonissimi Cristiani), Si festeggiava all'uso orïentale Con lieti fuochi il solstizio brumale.

Ma apparso ai Magi il sospirato Sole Le nebbie a dissipar d'idolatria, ( Giacché null'altro intendere si vuole Con la greca parola Epifanìa );

Il popolo festevol, come suole, Volle perpetu5arne l'allegrìa Con una pia rappresentanza in tre, Figurando che fossero i tre Re.

E quando Guido Monaco inventò Le famose do, re, mi, fa, sol, la, In Roma in questa sera si cantò Più d'un'aria nel tuono di be-fà;

Con flauti e corni poi s'accompagnò, (Ché i corni sono usati in ogni età ) E dette forse questa intonazione Alla Befana la derivazione.

Ma poiché la Discordia armò le destre, E più non si vedea neppure un cane, Non che un Re Mago, per le vie maestre, Le donne più devote, e grossolane,

Ponean dei Re di cencio alle finestre; E che abusivamente per Befane Si prendessero poi creder convienci Tutte le donne ch'eran ossa, e cenci.

Pur, qualunque ne sia l'antica origine, Lascio di farne ulterïore indagine; De' secoli il frucar per la caligine Talvolta fu di molti error propagine;

Trar non mi lasciò già dalla vertigine Di scriver molto, ed imbrattar le pagine; Sol m'oppongo a un Francese, che dissemina Che origin'ebbe da toscana femina.

Che se il popolo intende per Befana Una donna che sìa di viso brutto, Perché darle l'origine in Toscana? O che le brutte non vi son per tutto?

Andiamo un poco nella Val di Chiana, O là donde ne viene il buon prosciutto, Guardiam le Valdarnotte, e Romagnole, E vedrem che bei tòcchi di figliole!...

L'ospital, la gentil, la colta Siena, Ditemi in grazia, signor conte mio, Di belle donne non è forse piena? Non han le Fiorentine e grazia e brio,

E angelica beltà più che terrena, Belle spalle, be' fianchi, e che so io? E non dirò che tutte le Pisane Sien belle, ma nemmen tutte Befane.

E quantunque lasciasse scritto a noi L'abatin di Certaldo in gentil prosa, Che parevan lucerte ai tempi suoi, Son le Pisane d'oggi un'altra cosa;

Benché anche allor, come soggiunge poi, Fu la Gualandi una gran bella sposa! E se piantò il marito, ch'era tisico, Fu perch'ebbe riguardo del suo fisico.

Non credo ch'oltre monte, od oltre mare, Vi sia gente incivil tanto e scortese Che venga a faccia fresca ad insultare Le donne tutte del Toscan paese.

Forse, e più ragionevole mi pare, Ci son di gran bel fam disse in francese, E qualcuno un po' grosso di campane Intese che ci son di gran befane.

E giacché in sera tal le donne belle, In memoria de' magici regali, Gli amici lor trattavano a ciambelle, A vini, a confetture e cose tali;

Però Befane oggi si chiaman quelle Che son larghe di core e liberali; Sicché da questo argomentar conviene Che Befane provenga da fa bene .

Se' tu poeta? letterato? artista? Il massimo ti manca de' conforti Se non hai la Befana che t'assista, Se non hai la Befana che ti porti.

Tutto sta nel conoscere quae est ista: E noi siam di cervello così corti, Ch'è dato a pochi della specie umana Il conoscere a fondo una Befana! -

In somma: sia la Befanesca usanza A noi trasmessa, o no, dai Papalini, Il fatto è questo e questa è la sostanza, Che si mantien tuttor tra i Fiorentini;

E in mezzo a fischi e gridi d'esultanza, Fra tanti corni e tanti lumicini, Vedesi la Befana o in carro, o a piè; Dunque è innegabil, la Befana c'è. -

La c'è sicuro: la Befana è vera, E non sono invenzioni, non è ciancia: So io quanto tremava in questa sera Temendo che forassemi la pancia;

Ma vista poi la cosa com'ell'era, Che le Befane non avean la lancia, Od altro arnese per far buchi adatto, Crediatemi che c'ebbi un gusto matto!

Tempo felice! sotto al caminetto Allor ponea la calza dopo cena, Poi tutto allegro me ne andava letto, E la mattina la trovavo piena.

Dove se' ito tempo benedetto? Fossi piccol tuttor! ... ma oh questa è amena! E non vi son Befane in molte bande Che s'occupan del piccolo e del grande?

In Pisa non lo so; ma fuor di qua So che talun più povero di me Ogni tantino un abito si fa; Fatica forse? e sempre pei caffè;

Non sia per mormorar: chi glieli dà, Se la Befana questa qui non è? Ma Befana, intendiamoci, piacevole, Che somministra tutto il bisognevole.

Per altro: se il di cinque di gennajo Vengon sol le Befane e se ne vanno, Come creder si può che a Tizio e a Caio Tornino tante volte in capo all'anno?

Eh! qui gatta ci cova; o c'è del guaio! Ma può darsi che sieno, anzi saranno, Le Befane del cinque le ordinarie, E tutte l'altre le straordinarie.

Dice il proverbio che chi cerca, trova; Perdinci! altro che io sudo, e m'ammazzo Per trovar la Befana, e non mi giova; E sì che non son poi brutto ragazzo!

Ma vo' far da qui avanti un'altra? prova.... Lasciamo star, sarebbe un'imbarazzo; Estro il ciel mi mantenga, e membre sane: E al diavol vadan tutte le Befane!

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