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1798–1858

IL CADETTO MILITARE. A Nerina.

Antonio Guadagnoli

Uno scherzo di natura, Un uom senza architettura, Che vestiva l'uniforme Di soldato, a proprie spese,

Per sembrar meno deforme Alle donne del paese, S'invaghi d'una donzella Tanto amabil, quanto bella.

Scioccarello! vanarello! Senza punto di cervello! Vogliàm dir, che quell'amabile Angioletta incomparabile

Si potesse innamorare Di quel brutto militare? E che sì ch'ei si credea Un Narciso, un Adoncello,

Né frattanto s'avvedea Vanarello! scioccarello! Ch'era un uom dalla natura Fatto senza architettura!

Questo nostro don Chisciotte, Fosse giorno, fosse notte, Facea sempre sentinella Alla casa della bella.

Se vedeste come intronfia! Come bolle! come gonfia! Pare un gallo d'India, un sacco Pien di vento; tosse, sputa,

Alto parla, alto starnuta, Batte l'uno e l'altro tacco, E trascina lo squadrone, Quasi dica col fracasso:

Bella, affacciati al balcone Che son'io che per te passo! Chi lo sente, e non lo vede, Dio lo sa che cosa il crede!

Ma guardandolo poi fiso, Quel che sia lo dice il viso. Nuovo Proteo lo diresti: Che com'ei di forme ognora,

Cangia questi - ognor di vesti, Per piacere alla signora. E oh quanti abiti si fa! Quanti ei n'abbia, non lo sa

Che il mercante, che a sua gloria Ne registra la memoria! Ora tutto attillatino Segue il gusto parigino;

Or con abito all'inglese, E con passo saltellante, Imitar di quel paese Vuol l'usanza stravagante;

Quasi (a dirlo mi vergogno) Gl'Italiani abbian bisogno D'imparare - a camminare Da chi viene d'oltre-mare!

Or qual femmina ristretto Dentro al busto e colmo il petto, Si fa ligio del grottesco Militar genio tedesco. -

Bella Italia! i grandi eroi, Che vi fur prima di noi, Non con veste, che imbottita, Senza grinze il fianco serra,

E più snella fa la vita, Difendean la patria terra; Ma col braccio, ma col core Pien d'italico valore;

Le nostre alme or sono avvezze A espugnare altre fortezze! S'ella poi di casa uscìa Con la madre, o con la zia,

Or faceste da vanguardia, Or servìa di retroguardia, Or la segue, or la precorre, Or si ferma, ed ora corre;

Era insomma un di quei tali ( Come tanti se ne danno ) Che l'amor consister fanno Nel consumo de' stivali. -

E se alcun la salutava Mentrech'ei di lì passava, Volea fare, volea dire, Disfidare, far morire...

Ma trovando resistenza Poi, fuggiva per prudenza. Chi potria ridir con vario Stil dolcissimo le occhiate,

O le lettere inviate Dall'amante immaginario? Ma infelice! a farla apposta Mai non giunse la risposta!

Stanco alfin di consumare Il bel fior di gioventù Nel passare e ripassare, Senza frutto, in giù e in su,

E arrostirsi al solleone Nella fervida stagione, E d'inverno ogni momento Star esposto all'acqua e al vento;

Reso ardito dall'amore Che bollivagli nel core, Va dal padre della bella, E in tal guisa gli favella

« - Ah! Signore, ella non sa Perché son venuto qua; Ma l'affare che mi ha mosso, È un'affare grosso, grosso!

Amo assai la sua ragazza, E son solo di famiglia; Per non spengere la razza Dunque a lei chieggo la figlia.

Fin dal dì che la mirai, Lo sa il ciel se desiai Di vederla meco unita Come moglie, e moglie a vita.

Sì, son unico rampollo, E mi vo' rompere il collo; Ed il collo non saprei Romper meglio che con lei.

Ah! Signore, io brucio, avvampo, E per me non v'è più scampo. O l'ottengo per consorte, O la morte... « Ma che morte?

Alto là, signor gradasso! Meno strepito! men chiasso! ( Quel buon padre a dir gli prese Con un'aria imperïosa,

Ché chi fosse ben comprese, E alle spalle di quel pazzo Volea prendersi sollazzo ) So ogni cosa! so ogni cosa!

E mi desta meraviglia Che così sfrontatamente Mi chiediate ora la figlia Dopo aver... - Che ho fatto? - « Eh niente!

Andar dietro a tutte l'ore A mia figlia in ogni loco, Come un can da cacciatore Fa alla lepre, eh! vi par poco?

Scriver fogli a una fanciulla Di soppiatto, eh? non è nulla? La maniera è forse questa Di trattar con gente onesta?

Eh? - « Signor le chiedo scusa... » « Non c'è scusa, il fatto accusa; Già con uom che tratta l'armi, Io non bramo imparentarmi;

Sempre morte! sempre attacchi! E ruine e stragi e sacchi! E chi ha il cor sì inferocito Non può esser buon marito ». -

« Ah! Signor, se alzai la voce, Non mi creda un uom feroce; Glielo giuro, la mia mano Mai non sparse sangue umano;

Anzi, al nome sol di guerra, Mi vedrà cadere in terra; È di guerra il nome orribile Per un'anima sensibile!

E l'acciaro che pendente Tengo sempre alla cintura, Ce lo tengo per figura; E, a me credalo, è innocente;

O se qualche macchia egli ha, Sol di ruggine sarà ». - « Tanto peggio! Alme sì basse, Son babbei di prima classe.

Alle corte, padron mio, Potet'irvene con Dio, Ché mia figlia è già promessa; Anzi in questa sera istessa

Qui lo sposo arrivar de'. » - « Qui? oh l'avrà da far con me! Giuro al ciel con questo ferro, Se qui giunge il mio rivale,

Io lo fulmino, l'atterro, E lo fo giù per le scale Rotolar come un gomitolo; Lo sminuzzolo, lo stritolo,

Lo divoro in un boccone... » « Sì? davvero? gran buffone! (Dietro a un tratto dir si ascolta ); Sicché indietro si rivolta,

E rimira a sé d'appresso Alto giovin, ben complesso, Che allo sguardo fulminante, Al terribile sembiante,

Ed al tuono minaccioso, Riconosce per lo sposo. A tal colpo inaspettato, Ei rimase senza fiato

Senza moto, e la parola Gli restò giù per la gola. Svergognato in questa guisa, Fra gli scherni, e tra le risa,

Col timor scolpito in fronte Questo nostro Rodomonte, Colto il tempo, se n'andò, Ed a casa ritornò.

E alla sposa ripensando, E al sofferto disonore, In sé stesso volge il brando E passar si vuole il core...

Ma la punta giunta al petto Per l'occhiello del corpetto, Ei sentendosi forare, La ritrasse e lasciò stare;

E gittando lo squadrone, Pien di collera, in disparte, V'era un gatto in un cantone, E il passò da parte a parte.

Di quel sangue allo spettacolo S'ei non cadde, tu un miracolo! Ah! il suo genio tutelare Certo vennelo a salvare;

Che chi è più sciocco e tondo, Deve stare in questo mondo! O Donzelletta più leggiadra e pura Di candida colomba o tortorella;

Dolce delizia della madre e cura; Emulatrice di gentil sorella; Se accada un giorno che per sua ventura, Colto dai modi o dalla faccia bella,

Per Te sospiri qualche giovinetto, Bada che non somigli al mio Cadetto.

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