Amatissimo Priore, Tu sai ben che dal Rettore Giovedì facemmo il patto Di portar ciascuno un piatto
Per domani sette Agosto; E che anch'io m'era proposto Fare in umido due polli Ben pasciuti e ben satolli;
Ché sperava, sconsigliato! Che fra tanti giovinetti, Qualchedun m'avria mandato, Per lo meno, due galletti:
Ma Priore, amico mio, Gli hai tu visti? nemmen io. Ah! che in oggi ben m'avveggio Che si va di male in peggio!
Prima almen venìan capponi, E bottiglie, e cacciagioni; Ora poi tutto è cangiato: Non si vede più un sagrato!
Viene il giorno di Natale, E le cose vanno male; Vien la Pasqua e il Ferragosto, E non c'è da far l'arrosto;
Dopo questo, dir non deggio Che si va di male in peggio? Ancor essi alla giornata Han la lesina studiata;
Cosa, invero, che disanima. Il Lupetti almen, buon'anima, Se qualcun se ne scordava, Lo schiaffava, lo nerbava,
Lo faceva andare zoppo, Ma e' veniano il giorno doppo! Ed io intanto, che ogni giorno Certi cancheri ho d'intorno
Che mi fanno sfegatare, Ammarcire, spolmonare, Gli ho a comprar se vo' i galletti? Benedetto sia il Lupetti!
Ma o l'intenda, o non l'intenda, Oramai questa faccenda È finita, e gli ho comprati; Ora vanno cucinati.
Ma il mio cuoco è un certo cuoco Che, per dirla, ne sa poco; Egli è un cuoco da poeti, È non è cuoco da preti.
Per uscir dunque d'imbroglio, Ti spedisco questo foglio, E i due polli anco ti mando, E di cor mi raccomando
Perché in umido sian fatti, Come sono i nostri patti, Dal tuo cuoco, il qual si sa E in campagna ed in città,
Ch'egli è un cuoco di valore, Proprio degno d'un Priore!
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