Skip to content
1444–1530

9

Antonio Fileremo Fregoso

– Se non fusse il piacer che dona Amore nel generare e quella gran paura che Morte dà ne l'ultimo dolore, mancheria in breve l'umana natura,

ché l'uom con quella fugirebbe il male, il qual è in nostra vita acerba e dura. Ma con queste due cause ogni mortale la nostra matre provida retiene

a stare in vita e anche ogni animale, ché pel piacere al generar se vene, per il timor ognun cerca fugire quel fine orrendo pien di tante pene.

Pur nondimanco, per men duol sentire, se stesso occise il vostro gran Catone, stimando con un mal molti finire: più in lui puotè il dolore e la passione

di perder libertà che 'l gran spavento che dà quel giorno estremo a le persone. Però veder puoi chiaro esperimento qual duol patisca l'uomo in la sua mente,

se morte prende per minor tormento. Qual animal mai tanta doglia sente in el suo cuor, che per superchio affanno se stesso occida voluntariamente?

Da i sensi poi li quali i mortali hanno, se ben con l'ochio de la mente miri, più che piacer assai suol venir danno; quanti per gli ochi al cuor se crean suspiri:

morte vedi de amici e figli cari e tante varie cause de martiri. Quanti inimici, quanti tuoi contrari per gli ochi al cuor te son troppo molesti!

Quante ruine vedi e casi vari! Che del duol la metà non sentiresti, se fideli ochi tuoi non fusser quelli ch' apren la via a tanti mali infesti.

Per l'audito da poi quanti flagelli crucian la mente, quante rie parole pongeno il mortal cuor come coltelli! Or senti quello amico che se duole,

l'altro nova ti porta tanto trista, che per pietà faria oscurare il sole. E poi dal gusto quanto mal se acquista! Talor tanto diletto in quel se prende,

che morte o infamia vien col piacer mista. Se uno odor giova, un fetor quanto offende! E il tatto un cuor uman commove tanto, che non men che la vista spesso incende.

Spesso la voluttà la pena ha a canto, anzi sian qual fanciul che gioca e ride, che 'l fin di quel suo gioco è spesso il pianto. E se Fortuna a noi mortali arride,

quando il suo volto mostra più sereno, non gli sia alcuno chi di lei si fide: nubilo il cangia in manco d'un baleno, sì che 'l misero al fin, qual crede in lei,

trova ogni dolce suo d'amaro pieno. Far non si può alcun patto con costei: ogni cosa mortal come gli piace dispensa né risguarda a boni o rei.

Fermo travaglio ha sempre e incerta pace, né si può iudicar da mane a sera quale sia il stato d'alcun suo sequace. Fuge, figliol, questa volubil fera

che 'l mondo rege senza lege alcuna, né fra suoi servi è una amicizia vera: qualunque è amico sol de la Fortuna, così come ella è instabil senza fede,

non è fé né fermezza in lui veruna. Qual banderola in sul camin se vede voltarse ad ogni vento in uno istante, tale è l'amico che da lei procede.

Eh! eh! eh! eh! le fere tutte quante, se amicizia han fra lor, non è almen finta, anzi è sincera stabile e costante. La facia di vergogna io porto tinta,

quando al viver mortal penso e cognosco nostra natura da le fere vinta: con più concordia stanno lor nel bosco, senza lege e statuti, che i mortali

ne le citate. Ah, viver pien di tosco! Con ceppi, corde e bandi capitali a pena se può far che in pace viva l'uom degno più che tutti gli animali.

Raro una fera è quasi mai nociva a la sua spezie; ahimè, ché fra gli umani l'un fratel l'altro de la vita priva; l'impio figliolo insanguina le mani

nel venerando e pio sangue paterno, ver lui più crudo assai che fieri cani: oh, cause da far piangere in eterno! –.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
9 · Antonio Fileremo Fregoso · Poetry Cove