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1444–1530

8

Antonio Fileremo Fregoso

Procedendo parlava la matrona e dicea: – Poi che pel iudizio umano richezza e onor son la fortuna bona e povertà l'avversa, saria insano

chi negasse Fortuna esser creata da quel iudizio, perché è chiaro e piano. E esser da l'umana opinion nata chi 'l negarà, però che chiar si vede

per l'opinion richezza ad ognun grata? A pena il fanciullin può stare in piede, che a quella il patre lo comincia indure, né poter dargli cosa meglior crede.

Quanti da poi in le sue età mature, per aver solamente a quello ateso, fra dotti ingegni stan come sculture, e non è sopra a terra il più vil peso

di lor, né cosa al mondo altra far sanno, ché in l'arte sua solo hanno il tempo speso. E pur son reveriti e gonfi vanno di lor richezze, e dignitate e onore

per le divizie sue fra' mortali hanno: però donde proceda questo errore vedeti chiaro senza ch'io vel dica, ché 'l ceco Pluto sol gli fa favore.

Ognuno per il premio si affatica e chi per una e chi per altra via cerca de farsi la Fortuna amica: quel mercatante astuto va in Soria,

quello altro per divizie moglie prende e a nulla guarda pur che ricca sia; quello altro sempre ad ingannar attende, quello altro va a la guerra e quello al foro

e questo de robbar più ognor si accende; quello altro artegian poi di suo lavoro cerca di accumular con molta cura: al fin tutto si fa per avere oro –.

Disse il Curzio: – O donna saggia e pura, responde, se ti piace, al chieder mio, e chiarisse mia mente alquanto oscura: dico che chi levasse quel desio

dil guadagnare fuor de gli uman petti, sarebbe il mondo guasto e in stato rio. Industria che fa accuti gl'intelletti non saria al mondo, e tante cose belle

mancarian tutte e tanti ingegni eletti, né sarian stati Scopa, Fidia, Apelle famosi, ché per l'opre sue preclare il nome suo si alzò fine a le stelle;

né sarian l'onde dil piscoso mare dal mercator solcate, per volere con esterne nazioni conversare; le oriental richezze a mio piacere

in ne la nostra eccelsa e gran cittate io non potrei (come ora posso) avere; non sarian le campagne cultivate, cessarebben tante arti e ornamenti,

per quali le città son così ornate: non udirian più musici istrumenti, tante nove invenzion di giorno in giorno più non apparireben fra le genti.

Non ebbe mai il mondo un magior scorno, se tal desio cessasse infra' mortali, per il qual sol mi par ch'io il veda adorno: sarebbeno gli uman come animali

bruti e inerti e sempre mai oziosi, menando vita come irrazionali. Se donque tanti ingegni industrïosi fra noi per quel desio sono comparsi,

che sarian stati in tutto ottusi e ascosi, quando si vede alcun poi delettarsi di quel, non merta biasmo al mio parere, anzi da ognuno doveria laudarsi –.

Poi suggionse: – Madonna, arei piacere s'hai altra opinïon, mi festi chiaro, ché ogni diletto mio ho nel sapere –. E ella a lui: – Amico, ho troppo caro

far cosa che ti piacia, e in questa amena ripa sediamo tutti quatro a paro, ché andando il favellare è troppo pena; e tutti meco qui reposarete

fin che la mente tua faccia serena: diletto il spirto e il corpo arà quiete, mentre ch'io parlarò, e poi sedendo quel che dir voglio meglio intendarete –.

E così mezzo tutti tre tenendo la bella scorta nostra, ognun sedeva mirando nel suo aspetto reverendo, e come il sol suo viso reluceva,

e quale alme beate, in quella luce sommo diletto ognun di noi prendeva. Così cominciò poi la nostra duce:

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