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1444–1530

8

Antonio Fileremo Fregoso

Come potrò narrar per ordin tutto, se ordine non fu mai fra quella gente ch'io vidi stare al mondo senza frutto? Però, lettor mio caro, sta paziente

se ordine nei mei versi non vedrai ché senza ordine il tema è similmente. Io dico che la prima qual mirai, era turba bestial tanto legera,

ch'esprimerlo non credo saper mai. Il savio qual qui meco apogiato era, disse: – Guarda, figliol, la capitana che ha in man quella volubile bandiera:

questa è la guida de la ciurma insana, ch'è chiamata Speranza e è pazzia, i'nello aspetto e più ne l'opre vana: colui che in favor suo par più che sia

e adorato da quel vulgo errante, glie fia fatto onta in breve e villania, anzi precipitato in uno istante da questi pazzi, e pazzo lui che crede

trovar fermezza in vulgo sì incostante. Ecco una vechia là piena di fede, che il suo voto offerisse a l'idol santo e con l'offerta grazia gli richiede.

Ah! ah! mira che 'l popul tutto quanto ivi concor, né sa per qual cagione qui sia la devozion cresciuta tanto; tabule e cera qui ciascun ripone

e in breve tempo poi tornerà ancora vil loco né arà più reputazione. Vedi quell'altro là, qual cerca ognora nel populo novelle con gran cura

e in ogni novità sempre pegiora. Guarda quel vechio qual inganna e fura e crede ancor de star molt'anni al mondo: forsi doman fia posto in sepultura.

Quell'altro sempliciotto così biondo, ascolta come forte se lamenta ché la Fortuna l'ha caciato al fondo: dice che la sua ninfa nol contenta,

però la chiama desdegnosa e ingrata, e che sua crudeltà sola il tormenta: te stesso biasma tu che l'hai biasmata. E qual iuridizione hai su costei?

Non l'ha Natura libera creata? Perché de' amarte, se non piace a lei? Non sai che libero è nostro volere? S'io fussi marmo, ancora io ridirei.

Ah! ah! ah! ah! deh, guarda che piacere! De che prende dolor quel pazzarello! Quanto hai nei petti umani, Amor, potere! A l'uno togli il cuor, l'altro il cervello;

l'altro senza alma vive in giazzo e ardore; l'altro ha nel petto chiuso un Mongibello: così ve concia, amanti, il vostro Amore! Mira, mira, quei là così affannati,

pulverulenti e pieni de sudore: miseri, questi sono inamorati che, per piacer a la sua cara amica, danzando fan quei gesti da insensati.

Oh, cieca gente! oh, inutile fatica! E chi non ridirebbe ognor più forte de questa plebe che 'l suo mal mendica? Quanti per tal pazzia patiscon morte,

né par che alcun di lor l'intenda o veda. Oh, de' mortal ridiculosa sorte! Che credi tu che quel gran bravo creda esser con quella spada cinta al fianco,

che vedi là, che vuol che ognun glie ceda? Non crede mai sua forza venir manco, non teme i dei e gli omeni desprezza, ma un piccol vermo il può far freddo e bianco.

Questo la spada sua tien sua richezza, né vede che sua infamia porta seco e de crudeltà il segno e legerezza. Mira a quel banco là quel stulto e ceco

che tutto il giorno un vil guadagno aspetta, come orso chiuso dentro a quel suo speco: il pazïente gatto a la vedetta non sta con più atenzione a far la guarda

al buco dove il topo esser suspetta come fa questo, il qual par che sempre arda d'estrema sete d'or detro a un quatrino, con mille insidie e lingua ognor bugiarda.

Oh, vita persa! oh, misero destino! Di voi qual più vil peso è su la terra, sol nati a consumar il grano e il vino? Col corpo il nome vostro va sotterra,

né de voi resta al mondo alcun segnale; o pazzi, l'oro è quel che vi fa guerra: la vostra serva vita al fin che vale? –.

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