Ridente in vista e con parlar umìle, Filelio disse: – Crudeltà e fierezza in te trovar me parea un atto vile, ma la persona a mal costumi avezza
el seguita talor senz'altra cura, qual conoscendo poi, spesso lo sprezza. Donque s'io te ripresi, in te natura gentil però conobbi, ma dubbiai
di mal'usanza, che l'ingegno fura, sì che tua dotta scusa ametto omai, poi te rengrazio che m'hai fatto udire cosa da me più non udita mai;
ma teco voglio alquanto conferire de questo caso inusitato e strano, el qual narrando, fatto m'hai stupire. Io non so imaginar ch'alcuno umano
ascender possa a tanta intelligenza, s'altri l'arduo camin non li fa piano: con tanti studi e tanta diligenza, con tanti precettori raro vedo
alzarse alcuno al grado de eccellenza, però sì facilmente io non concedo che questo avesse in sé sì bei discorsi come dicesti, e a ragion sol credo.
Che se de quel ch'io dico hai dubbio forsi, mira il villan de i boschi abitatore, che par silvaggio poco men de gli orsi: e questo, de l'uman consorzio fuore,
nella solitaria isola educato, non deve esser d'ingegno inferïore? –. E io a lui: – Tu sai che l'omo è nato fra gli animali sol contemplativo,
però da' Greci è àntropo chiamato; questo era solo e non d'ingegno privo, vedeva il cielo sopra sé girare, el chiaro Apollo e ogni fulgente divo
l'ordine eternamente suo servare: non avendo altro obietto che 'l sviasse, che devea alora del suo ingegno fare? Forza è pur che qualcosa imaginasse
de quelle quale avea sempre presente volgendo le sue luci or alte or basse, sì che, Filelio, io credo facilmente discurresse assai più ch'io non t'ho detto,
essendo sol segnor de la sua mente. Era il pensar il primo suo diletto, non ambizion, lascivia, odio, avarizia, né vigil cure erangli entrate in petto,
però del cielo meritò amicizia, però dal primo Sol credo ascendesse luce in la mente sua molto propizia. Né credo ch'altramente Adam facesse,
quando col mio discorso adietro io torno, prima che 'l grave eccesso commettesse: la puritate e Dio perse in un giorno, da poi che 'l miser ebbe compagnia
che fu de l'uman seme il grave scorno. Piègate donque a la sentenza mia e tien per certo che ciascun mortale per sua natura de saper desia,
e una informazione naturale ha ognun de voltarse al ciel con prieghi, quando per sorte avvien che patì male; però, Filelio mio, si tu me neghi
ch'aver potesse in sé tal cognizione, incontra il vero le bandiere spieghi. Non sai che la fatal stella dispone tanto talor alcun, che da sé imprende
quel facilmente ove l'ingegno pone, ché 'l raggio suo celeste in cor gli accende un desio tal de l'arte a quale inclina, ch'in quella di poi fa prove stupende?
Com'a la rondinella peregrina è natural far nido e il leve volo, così a noi li discorsi e la dottrina. Beato è chi ben opra il suo star solo
e de la vulgar turba non fa stima, piena de vanitate, errore e dolo, e se revolge a quella causa prima che sparge i raggi dal suppremo mondo
in questo nostro e ancor nella parte ima. Come alor fece 'l giovenetto mondo di cure, che se volse al gran pianeta che la terra fa viva e 'l ciel giocondo,
così cercar de' ognun vita quïeta, volgendo il pensier suo a quelle cose che l'anima puon far sapiente e lieta, non a imprese bestiale e sanguinose –.
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