Assicurato da quel santo dire del mio tutor, tanto me feci avanti ch'io poteva il parlar dei sagi audire, quali in circulo stavan tutti quanti:
del cerchio il centro era un che ne lo aspetto greco me parve a l'abito e sembianti; suo ragionar questo era e il suo subietto: se l'anima è immortale o morte pate,
o se pur sol del mondo è un intelletto o ver se son sustanze separate, se idee sono in nel Motore eterno, se furno sempre o con corpi create.
Ma il mio rettor ch'avea di me il governo, a quel parlar vedendomi sì attento ch'era tanto alto e a nostra patria esterno, disse: – La nave del tuo sentimento
piccola è a navigar in sì gran mare, ché se sumergeria per poco vento. La scienza qual convene a te imparare è questa: de cognoscer ben te stesso
e come il ben mondan se debia amare, né te fia poco don dal ciel concesso se 'l potrai far, perché è assai granda impresa, ché l'uom se inganna in un suo fatto spesso –.
Non feci alor alcuna altra contesa contra recordi suoi pieni de amore, da poi ch'io ebbi sua sentenza intesa, ché l'uom de' iudicare il suo valore
e portar salma su le spalle poi che de le forze sue non sia magiore. E così se partissemo ambidoi dal divin Plato e da sua magna scola,
che da lor non fu visto alcun di noi, tanto eran quelli attenti a sua parola, ratti da un suavissimo pensiero ch'ogni elevato ingegno e mente invola.
Era il cortile un iusto quadro vero del gran palagio a loge aperte intorno, come i chiostri vedian d'un monastero, de collone zafiree tutto adorno
con capitelli sculti in cotal fogia, ch'ogni altro parangon ne arebbe scorno; il parapetto poi, dove se apogia chi vaghegiar desia quell'ampla corte,
pur stando sotto la eccellente logia, fabricato è de pietra di tal sorte lucida ch'io vedeva mia figura sì natural che ancor stupisco forte.
Qui di me cominciai aver più cura, poi che nel fido spechio ebbi mirato e cognobi che 'l tempo il tutto fura vedendo il viso mio così cangiato,
ché fanciul poco avanti io parea ancora e in poco spazio effigie aver mutato: cognobi il tempo, ch'ogni ben divora, far come fa un signor che a' servi dona
un dono, poi gliel toglie in poco d'ora. Se 'l tempo favorisse una persona mandandoli la vaga gioventute, ogni favore in breve l'abandona:
i giorni al fine e l'ore son perdute, chi ben resguarda tutta nostra vita, se non se spendeno a acquistar virtute. In mezzo de la piazza ampla e espedita
sono doi fonti, la cui gran chiarezza ognuno che qua vene a bere invita: sopra la cima ne la prima altezza del vase qual in sé l'onda receve,
una matrona sta di gran bellezza d'un marmor sculta bianco come neve e da sue belle mamme escon quel'acque de i chiari fonti con mormorio leve,
la cui chiarezza a l'ochio mio sì piacque che ber me fece, e poi ch'ebbi bevuto, non fui sì consolato da ch'io nacque. D'ogni vil cura fui così soluto
per la virtù de quel liquor celeste, che senza prova non l'arei creduto; e come suol cangiar le spurche veste l'afflitto artese quando il tempo vene
de farse bello e reposar le feste, così de le mie voglie ansie e terrene e la mia mente e il tristo cuor spogliai, per fruire in reposo tanto bene.
Al fine a la mia guida adimandai ch'era la imagin che dal bianco seno spargeva il liquor dolce ch'io gustai. Qual me respose con viso sereno:
– Questa è Filosofia, che co'i doi rivi adacqua tutto questo loco ameno, che 'l nutrimento sporge a questi divi –.
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