Con sguardo a terra al fin de le parole tacito stette un poco il Curzio arguto, come om che pensa e pur responder vuole, e da poi disse: – Ho sempre mai creduto
di nostra età tu fossi la fenice, o Simonetta, né sentenza or muto, ma perché in sua presenza non lice laudar l'amico, io tacerò per ora
tue virtù immense, qual ti fan felice, e per adesso uscir non voglio fuora dil proposito nostro, e tua dottrina senza mie laude assai per sé se onora.
Io non son di eloquenza una marina, né ancor son de ingegno più che umano, né la mia musa credo sì divina che toccar far vi possa con la mano
questa opinion, ma a tutto il mio potere cercarò farvi il mio iudizio piano; altro non posso che persüadere con parole mia nova fantasia
e poi tenga ciascuno il suo parere. Io dico, e questa è la sentenza mia, che uno ordine infinito de le cose concatenato la Fortuna sia,
pieno d'ore felice e perigliose, e a questa serie sia ogni uman subietto, e nome Fato a questa se gli impose. Questo è, cari fratelli, il mio concetto
e come bene o mal sia fortunato l'omo dirò secondo il mio inteletto. Da poi che de la matre è l'om creato nel ventre, come appare apertamente,
in lui numero vedo esser servato, perché in quaranta giorni vivo il sente, o in sette o in nove mesi in luce vene o in dece o in più, dice anche alcun sapiente;
se nel nascer tal numero non tiene, viver non puote e chiamasi abortivo, ché con il fato in numer non conviene: guarda se questo numero è nocivo
quando non scontra a l'ordine fatale, ché non può restar l'omo al mondo vivo. E la vita da poi d'ogni mortale in sette età si vede esser partita,
per le qual si discorre al bene e al male, e di sette in sette anni nostra vita, o novi climaterici chiamati, spesso da morte o caso altro è impedita;
non se vede ancor poi ne gli amalati le infirmitate il numero osservare, da terzane o quartane travagliati? Non suole il fisico anche iudicare
i'nei critici giorni se de morte l'infermo è periglioso o può sanare? Vedete adonque se la nostra sorte da l'ordine dil numero depende
e quanto è il suo puoter sopra a noi forte. Così chi inizio de la vita prende da numer che non scontra con bone ore dil fato, tutta la sua vita offende,
e proprio avvengli come fa al cantore che canta e ben la pausa non aspetta, che discorda col basso e col tenore: e così quella serie è tutta infetta
dil contraponto, e la composizione par cosa discordata e imperfetta. Io so che gli saran molte persone che maraviglia forse prenderanno
di questa mia recondita opinione, ma poi se la esperienza vederanno, a mie parole forse daran fede e al iudizio mio si acostaranno,
però che esperimento chiar si vede quando casca talor d'uno alto loco un sasso e dà alcun vicino al piede, che s'egli andava ancora avanti un poco,
gli percoteva in capo il duro sasso e morte gli facea l'ultimo gioco: ad incontrarse gli mancò quel passo col numero fatale e periglioso,
e però cade in van la pietra al basso. E esserme toccato è a me noioso nascere in questa tanta avversa etate, che chi segue virtù par quasi esoso.
Se Augusto, al qual le Muse fur sì grate dil gran Marone, a' tempi soi non era, non sarian state forse sì estimate. Se non vi par questa opinion mia vera,
tenete come io dico qual vi piace, ché conferendo trovarem la fiera, ceca Fortuna, instabile e fallace –.
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