– Essendo già per coniettura chiari che quell'era 'l fanciul qual fu portato dal crudo vecchio per quei falsi mari, e da la cerva esser potea educato,
sì come quel ch'a la romana gente, nutrito da una lupa, el nome ha dato, ragionar gl'insegnaro e facilmente, chi aveva istinto e ingegno peregrino,
sì che 'l concetto espresso de sua mente narrò: sì come essendo fantulino, da la piatosa cerva fu nutrito come figliol su quel lito marino;
come de puerizia essendo uscito, cominciò intrare in gran contemplazione per esser sol, né alcun mai visto o audito, e facilmente gl'insegnò ragione
ch'era d'un'altra spezie d'animale, vedendose con gli altri al paragone: a questo il pelo, a quel le piume e l'ale mirando, e a chi gli artigli o rostro o corno
per difensarse, ei nudo, inerme e frale. E così imaginando notte e giorno, per non restare ai bruti inferïore, cercò coprirse e far suo corpo adorno:
de vaghe foglie d'ogni bel colore el novo sarto una veste compose, la qual secca devenne infra poch'ore. Provato al suo vestir molt'altre cose,
veste d'alberi al fin per meglior tolse e 'l nudo corpo sotto quelle ascose; con tal misura intorno a sé le avolse che non pareano a caso poste in opra.
Aver ragion in sé demostrar vòlse, sì come ogni animal suo istinto adopra: abiti dove vòl, sì al fin conviene suo ingegno ognun secondo sé poi scopra,
ch'a ciascun per usanza questo avene chi vive solitario, sempre pensa, secondo sua natura, o male o bene. Vedendo egli talor la selva densa
de verde frondi e poi tanti odor grati nei vari frutti e la dolcezza immensa, tanti bei fiori sopra' verdi prati, tanti maturi semi infra l'erbette
in sua stagione ciascun d'essi nati, maraviglioso longo tempo stette che fusse la cagion de tali effetti, chi tante varie forme a questi dette.
E perché spesse volte da gli obietti de gli occhi nascon dentro agli uman cori nove contemplazion, discorsi eletti, vedendo i giorni deventar magiori
e in quel tempo germogliar le piante, perder le fronde poi nei dì minori, la cagion de quest'opre varie e tante al fin conobbe che quella luce era
che 'l mondo aviva e s'alza da levante. Tanti vaghi color d'ogni maniera, tanta diversità comprese chiaro nata in terra da quella vital spera,
vedendo misurarne il tempo caro e far la notte con la sua partita e col ritorno a noi il giorno chiaro, e recrear col caldo suo ogni vita,
e la sua incomparabile potenza esser la giudicò quasi infinita; compresa donque in lui tanta eccellenza, tutte le luci a la sua chiara luce
quai minori e magior far riverenza. Così come un pensier l'altro produce, tanto in se stesso imaginando venne la gran virtù de quel celeste duce
che longo tempo per suo dio lo tenne e adorol d'adorazione làtria, fin che la nave a l'isola pervenne. Ben ch'alcuno chiamass'idololàtria
la sua contemplazion, questo pensiero lo adrizzò pure a la celeste patria. Mira ch'avendo l'animo sincero, ebbe il suo contemplare un tanto effetto
che li fece vedere in parte il vero; non essendo de vizi alora infetto, li suoi puri pensier drizzò per via la qual trovar non può vizioso petto.
E nella morte de la cerva pia quel che fece da poi, l'intenderai e l'eccellenza de sua fantasia; e certo son che tu confesserai
che la virtù sol sparge le radici in animi quïeti, e che dirai che noi mortali sola fa felici –.
Cookies on Poetry Cove