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1444–1530

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Antonio Fileremo Fregoso

Poi ch'ebbe espresso il nobil suo concetto el musico Brembano, a l'alta impresa entrò il Tilesio poi fra gli altri eletto. – Socio –, disse ei, – se chiaramente ho intesa

tua dotta e elevata fantasia, la musica dicesti dal ciel scesa; e tal fu sempre ancor l'opinion mia, ché chi reguarda ben l'umane menti

sforzato convien dir che così sia, perché non son composte de elementi ma d'armonia celeste, e alterate son spesso sì che discordar le senti.

Così amicizie e inimicizie nate per musica anche se cognosce espresso, che l'opre fa fra noi odiose e grate, come vedete prova chiara adesso

de la fraternità nostra sincera, ch'in lei de discordanza non gli è eccesso: però che qui non trovi mente altera che 'l nostro musicale accordio ecceda

quale è perfetta consonanza e vera, né voce falsa alcuna che mai leda de questi animi nostri il bel concento, sì che discordia alcuna in lor se veda.

E spesso accade poi ch'un parlar sento e distonar così con la mia mente, ch'a darli udienza me dà gran tormento, ma 'l vostro è al mio desio sì conveniente,

che leto ad ascoltar sempre starei, sì nostra consonanza è in noi potente. Come udir con diletto io non porrei un improbo crudele, un om profano

parlar de' suoi costumi iniqui e rei, così ad ognuno credo parà strano sentir un ragionar fuor de suo tono, siando quel duro e il suo molle e piano;

non altramente due citare sono che l'una trista sia, l'altra perfetta: sonando insieme fan noioso suono, ché l'armonia è sì alterata e infetta

per quelle voci dissone che ancora par perder sua bontà quella ch'è 'letta. Ma se siamo armonia, perché talora odo parole dire e tanti mali

come s'uscisser fuor de l'Antenora? Musica non è in lor e razionali non se ponno chiamar, porresti dire ma orrendi e dispiacevoli animali.

Per meglio donque il dubio mio chiarire, io dico ch'agli umani proprio avene come a citre, laùti, organi e lire: ben che dal fabro sian formate bene,

mai sinfonia perfetta non faranno chi accordati e con cura non li tene; quantunque bon principio dal mastro hanno, se poi con diligenza non gli è atteso,

perden lor perfezione e se disfanno. Così chi fanciullin non è represo, sì ch'armonia gentil porti nel seno, tanto che quel bono abito abbia preso,

de lite e disonanze sempre è pieno e un istrumento discordato resta in tuto da la musica alïeno. E la vera armonia vedo esser questa:

fede, speranza, carità e modestia moderatrici d'ogni cura infesta, né credo poter dar magior molestia a una mente accordata con misura

ch'usar con chi costumi ha in lui de bestia; e però ogni mortal deve aver cura portar un dolce accordio sempre in core, ché l'uso se converte poi in natura:

così alcun mai non sentirà dolore de sua conversazion grata e attrativa, ché de tal consonanze nasce amore. Donque possiam chiamar quest'alma diva

celeste Vener, quale ha Amor creato, che tien nel mondo ogni amicizia viva, anzi non pòi sentire un parlar grato, ch'abbi Vener in lui come se dice,

se avien che sia de musica privato. Ahi, quanto nostra età seria felice, se sua virtute a ognun fusse sì nota come non è, se a l'opre creder lice!

Fortuna cieca e d'ogni pietà vota, con men furore assai ch'ella non suole volgeria forse la sua instabil rota. Se 'l sì e 'l no, due sillabette sole,

vediamo travagliar li uman sì forte come alcun'altra cosa sotto il sole, pensate quanto dissonanza importe –.

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